La mafia ci ruba le medicine

 Lo studio “The theft of medicines from italian hospitals”, pubblicato ieri dal centro Transcrime dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Trento, curato da Michele Riccardi, Marco Dugato e Marcello Polizzotti, mostra come il fenomeno dei furti di medicinali negli ospedali stia aumentando. Sono 51 i casi di furto solo nel 2013, circa il 70% del totale. Un nuovo affare criminale che riguarda la salute degli italiani e svuota le casse dello Stato. I farmaci rubati sono quelli più costosi, quelli completamente rimborsati dalla Stato, prevalentemente farmaci di classe H, ossia medicinali in uso presso le strutture ospedaliere che, solo nei casi di gravi malattie, vengono dispensati dalle ASL anche ai cittadini non ricoverati. I più trafugati sono i farmaci antitumorali, sottratti in 32 casi su 68, gli immunosoppressori, gli antireumatici, i biologici e negli ultimi tempi anche EPO. Dalla ricerca, prendendo in analisi le notizie pubblicate dai giornali nel periodo 2006-2013, emerge il carattere mafioso di questo “nuovo affare”: coloro che commettono i furti sanno esattamente quali farmaci rubare, dove si trovano, come arrivarci e probabilmente hanno degli agganci interni, colletti (o camici) bianchi ricattati o invischiati. Chi compie l’illecito sa come conservare i farmaci dopo il colpo e cosa farsene: venderli nel mercato nero italiano o più facilmente nei mercati illegali dell’Est Europa o della Grecia, dove la fornitura ufficiale è stata interrotta a causa dei problemi di bilancio del Governo.

  Anche i luoghi in cui sono stati compiuti i furti fanno pensare a un interessamento di stampo mafioso; si distribuiscono su tutto il territorio nazionale ma soprattutto in regioni caratterizzate da alti livelli di criminalità organizzata e/o affacciate sull’Adriatico. Le regioni più colpite sono: la Campania (con 17 furti tra Napoli, Benevento e Salerno) e la Puglia (14 furti). Anche il Centro e il Nord Italia sono stati colpiti e in particolare il Lazio (6) e la Lombardia (5 casi tra Milano, Treviglio, Cremona, Mantova e Vigevano). Gli ospedali più colpiti sono quelli grandi che ospitano almeno 800 posti letto e con un maggior numero di discipline, sopra le 21. Il Federico II di Napoli (5 furti subiti) e il Cardarelli di Campobasso (3 casi) sono gli ospedali più vittimizzati. Non si può escludere, secondo i ricercatori, la possibilità che i farmaci trafugati vengano “ripuliti” tramite società schermo registrate all’estero e fatti rientrare nel mercato legale parallelo per essere esportati in paesi con maggiore margine di profitto, come il Nord Europa, o per essere rivenduti di nuovo a grossisti e broker farmaceutici italiani. 

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