La conferenza stampa di Renzi in 5 punti

Durante la consueta conferenza stampa di fine anno, Renzi ha tirato le somme di un anno di governo. Un’usanza a cui ormai la politica italiana ci ha abituato, quella di parlare sempre in termini comparativi. Renzi ci ha tenuto a non sottrarsi alle tradizioni e dunque ecco le slides anti-gufi con cui il premier non parla di ciò che ha fatto il governo italiano per migliorare e risollevare il Paese ma ci illustra cosa ha fatto il suo governo per smentire le critiche mosse dagli avversari politici. Le slide sono 15, ognuna con un gufetto che esprime critiche, dubbi o attacchi gratuiti al governo e più in basso le azioni che smentiscono tali “gufate”. Ne prenderemo ad esempio 5 per vedere come Renzi e il suo governo rispondono alle critiche con i fatti.

1. Prodotto Interno Lordo

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Si parla del PIL italiano e della sua crescita ad un formidabile +0,8% rispetto al 2014. Un leggerissimo rialzo perfettamente in linea con il quadro economico mondiale che poco ha a che fare con le politiche economiche di Renzi (sarebbe troppo presto per vederne gli effetti) ma più che altro è dovuto al miglioramento finanziario generale dopo anni di crisi nera. Quel che va notata però è la frase del gufetto: “L’Italia è in stagnazione perenne”. Chi avrà detto questa frase nel 2014? Nessuno. Anche perché non avrebbe senso, il PIL italiano è basso da anni ma negli ultimi ha sempre visto il segno negativo (come ci ricorda la stessa slide), per cui nel 2014 l’Italia era semmai in regressione! Ma anche in questo piccolo gioco delle parti Renzi non si inventa nulla: creare ad arte il nemico dispensatore di negatività, mettergli in bocca parole da potergli rovesciare contro è la base di qualsiasi intento propagandistico.

 

2. Jobs Act

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A braccetto con la prima va la seconda slide di Renzi. L’approvazione del Jobs Act, in barba alle iatture del gufaccio, avrebbe portato il tasso di disoccupazione dal 13,2% all’11,5% in un anno. È impossibile pretendere la completa esaustività da una slide su un tema così vasto, non avrebbe dovuto pretenderlo nemmeno l’autore che però qui commette l’errore di reiterare una balla che aveva già spacciato: legare il numero assoluto di nuovi occupati al Jobs Act. Senza scindere tra nuove assunzioni e trasformazioni da contratti “vecchi” a contratti “nuovi”; senza specificare che quei 300.000 nuovi occupati non godranno delle stesse garanzie di cui godevano quelli vecchi; senza dire che il contratto a tempo indeterminato disegnato dal Jobs Act, privato delle garanzie dell’articolo 18 e impregnato della falsità delle tutele crescenti, non è altro che un contratto a tempo determinato che consente ai giovani di fare ciò che prima non potevano fare: indebitarsi. Ecco il +97% di mutui. Renzi dimentica poi che queste “nuove assunzioni” sono state possibili grazie alla decontribuzione valida per i primi tre anni dei contratti fatti nel 2015. Le somme di tutto ciò dovrebbero essere fatte tra tre anni, quando i benefici di non pagare le tasse sui lavoratori decadranno e le aziende si troveranno con dipendenti costosi ma che potranno licenziare tranquillamente. Ma forse a quel punto Renzi spera che i gufi si siano estinti, compresi quelli per i quali l’unico problema del Jobs Act era la sua approvazione, che sono anche gli unici di cui pare che Renzi si ricordi.

 

3. Immigrazione

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Qui abbiamo un esempio un po’ diverso. Questa volta il Gufo dice il vero, o meglio, ciò che dice è stato purtroppo detto ma Renzi in questa slide si lascia di nuovo trasportare dalla corrente della propaganda. Dire che gli sbarchi diminuiscono, oltre ad essere una palese menzogna visti i numeri, male si sposa con l’intento della slide cioè dirci cosa ha fatto il governo. E gli sbarchi, anche fossero diminuiti, non lo sarebbero per gli interventi del governo. Ciò che dovrebbe fare il governo, invece, è fare in modo che non solo il problema diventi europeo ma che la soluzione ad una crisi umanitaria sia europea. Ciò che Renzi non dice è che durante il semestre europeo a guida italiana, ad esempio, nulla si è fatto per dare all’Europa una linea unica per la gestione dei flussi migratori e nulla ha fatto l’Italia, ad esempio, quando l’Ungheria ha deciso di elevare un muro per respingere migliaia di persone in fuga. Il problema dell’immigrazione non è infatti nel fronteggiare “l’invasione” ma nel migliorare le politiche di accoglienza ed integrazione a livello europeo.

 

4. EXPO

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Forse la sfida più grande che il governo Renzi ha dovuto affrontare quest’anno è stata quella dell’EXPO. Indubbiamente, date le problematiche della vigilia, i tempi sono stati rispettati e l’estetica dell’avvenimento è stata curata ma ancora una volta, le critiche del gufetto sono capziose. L’EXPO infatti ha aperto in tempo ed è stata un discreto successo in termini di affluenza ma non erano certo queste le principali critiche all’organizzazione. Non si parla delle centinaia di “lavoratori-volontari” impiegati nei padiglioni. Non si parla dei contenuti vacui di quella che sembrava una fiera più che un’esposizione dei modi di “nutrire il pianeta”. Non si parla del fatto che nel padiglione italiano, a farla da pardone c’era Eataly dell’amico Farinetti e non le migliaia di aziende agroalimentari che sostengono un’industria ben più vasta. Non si dice che le esportazioni di prodotti eno-gastronomici erano già il doppio delle altre prima di EXPO.

 

5. La Buona Scuola

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La scuola è un tema caro a Renzi. Con la sua Buona Scuola ha voluto farlo presente a tutti e oggi ci ricorda che 100.000 docenti sono diventati di ruolo non potendo decidere la sede dove insegnare, vivere e portare avanti la propria professione. Così migliaia di persone si sono viste costrette a scegliere tra lavoro e famiglia visto che sono state dislocate in tutt’Italia. Come al solito questi sono provvedimenti tappa-buchi, per far fronte più ad esigenze d’immagine che a reali problematiche: ancora manca un intervento strutturale profondo per fare in modo che decine di laureati possano trovare la loro strada nell’insegnamento, ancora i nostri insegnanti hanno stipendi ridicoli in confronto alla media europea. In più abbiamo dovuto sentirci dire nuovamente che lavoro ed istruzione devono andare di pari passo e non essere l’uno la giusta conseguenza dell’altra. Poletti, ministro del governo Renzi, ha a più riprese sostenuto la tesi per cui gli studenti appaiono come forza lavoro gratuita piuttosto che un capitale su cui investire per il futuro. Restano i tagli e restano i precari.

Il bilancio di Renzi è però del tutto positivo, almeno nelle sue slides e nei suoi proclami. “Politica batte populismo 4 a 0” ha dichiarato il primo ministro, con una bella immagine calcistica, pregna di quel sano e buon populismo della politica italiana e renziana.

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Giulio Gezzi

Laureato in Storia e memoria delle culture europee presso l'Università di Macerata. Da sempre interessato alla politica e alla storia contemporanea almeno tanto quanto alle serie tv, al cinema e al calcio. La ricerca dell'autonomia è quello che mi ha guidato fin'ora.