La Bridgestone di Bari chiude i battenti

La società con sede a Zaventem (Bruxelles, Belgio) conta in Europa altri sette impianti che, almeno per ora, avranno una sorte migliore di quello di Bari. Ormai è deciso. In una nota ufficiale l’azienda comunica l’irrevocabile sentenza. Una sceneggiatura di un film visto troppe volte: la crisi del settore, la concorrenza dei Paesi emergenti che propongono prodotti più scadenti ma a costi inferiori, la domanda in picchiata. Queste le motivazioni. Nel dettaglio si legge: <<In aggiunta al calo strutturale della domanda di pneumatici per autovetture, il settore soffre la crescente pressione esercitata dai produttori dei Paesi emergenti, che continuano a incrementare la propria quota di mercato nel segmento di bassa gamma a discapito dei maggiori produttori di qualità come Bridgestone, operando con significativi vantaggi sui costi di fabbricazione>>. Inoltre <<per rispondere a queste dinamiche, Bridgestone Europe ha ravvisato la impellente necessità di accelerare lo spostamento strategico della propria produzione verso il segmento dei pneumatici di alta gamma>>. Gli pneumatici prodotti a Bari sono, continua l’azienda, di uso generico e poco competitivi nel mercato attuale. Questa è dunque l’unica scelta percorribile. I vertici concludono affermando che la chiusura dello stabilimento pugliese non inciderà sulla produzione degli altri due centri della penisola, ovvero il Centro Europeo di Ricerca e Sviluppo di Roma e la struttura commerciale di Agrate Brianza, Monza.
Ennesimo capitolo della storia della recessione italiana che aggiunge altre 950 unità al lunghissimo elenco delle vittime della crisi. A tanto ammontano coloro che subiranno le conseguenze della decisione della Bridgestone. In alcune dichiarazioni rilasciate ai cronisti di Repubblica, gli operai, riuniti ai cancelli della struttura, affermano che la notizia li ha spiazzati e che soprattutto ora non sanno né cosa fare né cosa sarà del loro futuro. Ad oggi sono poco confortanti l’impegno e la disponibilità promessi dell’azienda per trovare una soluzione meno invasiva. Dal canto suo, il presidente Vendola esprime preoccupazione per le conseguenze che la chiusura della struttura avrà nel territorio e sollecita un intervento del governo. Anche stavolta, staremo a vedere.

                    

di Maria Chiara Pierbattista

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Maria Chiara Pierbattista

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