L’usura che si serve del vizio del gioco

E uno dei metodi più tradizionali attraverso cui la mafia si impossessa dei proventi del gioco, delle slot machine in particolare, è quello del clonare schede da inserire nelle macchinette per evadere il fisco. Al di là dell’inganno allo Stato, che non è poi così ignaro di questo sistema, pratica frequente della criminalità è anche quella di approfittarsi della vulnerabilità del giocatore per raggiungere i propri loschi interessi. E per una persona atterrata dal vizio che, spesso, vede nell’azzardo l’unica possibilità di arricchimento di fronte a un panorama lavorativo deprimente, cadere in un’ulteriore trappola non è così difficile. Una delle costanti che rappresentano la vita del giocatore d’azzardo, patologico e non (ancora), è quella dell’indebitamento verso i propri cari che spesso, ignari della realtà, prestano soldi al dedito al gioco. Ma quando le chance di racimolare denaro alla luce del sole hanno oramai oltrepassato la linea di tolleranza, il giocatore arriva a impossessarsi di quegli spicci in maniere molto meno consone. Ecco allora che entra in scena l’usura, quella riprovevole pratica che esiste da tempi immemorabili e che si prende gioco della disperazione delle persone in forte difficoltà, come appunto un giocatore patologico che non sa più a chi chiedere denaro per tentare di nuovo la sorte. Facile dunque, nell’ambito dell’azzardo come in molti altri, trovare un qualsiasi delinquente disposto a concedere prestiti; lo strozzino infatti non preclude il credito che concede, come invece fanno le banche, di fronte a determinate situazioni. Quello che fa però è rendere al debitore quasi impossibile rimborsare la cifra, visti gli assurdi tassi di interesse a cui questi deve sottostare; la minaccia costante dei creditori illegali inoltre non rende facile alla vittima il ribellarsi o lo scappare.

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La Consulta Nazionale Antiusura Onlus, che dai primi anni ’90 riunisce Fondazioni e Associazioni Regionali, Provinciali e Comunali con il fine di aiutare i soggetti a rischio di usura o già vittime di questa, si è recentemente riunita in Assemblea per stilare un bilancio di quello che è stato fatto per combattere questo reato. Ad oggi le Fondazioni che fanno parte della Consulta sono 28, cento i centri collegati a questa e mille i collaboratori, professionisti volontari, che operano nei diversi settori di aiuto. Per l’ascolto, la consulenza psicologica, legale e finanziaria delle famiglie, o delle singole persone che si trovano in difficoltà economica e a rischio usura, le Fondazioni dispongono dell’otto e del cinque per mille e del Fondo di Prevenzione. Questo prevede l’erogazione di risorse poste a garanzia per le banche convenzionate, le quali concedono finanziamenti a favore delle persone valutate a rischio di usura o in situazioni economiche difficili. La gestione del fondo è regolata dal Ministero dell’Economia e dal Ministero degli Interni, i cui rappresentati presenti all’ultima Assemblea della Consulta, rispettivamente il dott.Giuseppe Maresca e la dott.ssa Elisabetta Belgiorno, hanno rinnovato il loro impegno nel rendere il Fondo più consistente. Il bilancio appena presentato, come tutti quelli degli ultimi anni, rispetto alla situazione generale in cui versa l’operato della Consulta non ha dato segni molto positivi. L’usura non accenna a diminuire e, in tutto ciò, l’azzardo è diventato, negli ultimi 15 anni, una delle cause principali dell’indebitamento di famiglie e imprese e, dunque, anche del ricorso agli strozzini. Inoltre la disoccupazione rappresenta la realtà di 3 milioni e 316 mila persone (solamente quelle dichiarate all’ISTAT) e il tutto genera un circolo vizioso fatto di evasione fiscale, vizio del gioco, usura. Quello che infatti la Consulta Nazionale Antiusura continua a chiedere alle autorità è una legge nazionale che riduca drasticamente il gioco d’azzardo, che prenda delle posizioni nette, che stanzi maggiori fondi a favore delle campagne di cura e prevenzione, perché per un problema di così grande portata le donazioni e l’intervento di piccole realtà non bastano. Lo Stato si spera capisca presto che questo fenomeno va reciso alla radice, bruscamente, senza più mezzi termini, i quali non fanno altro che alimentare la sinergia tra gioco legale e illegale.

Twitter @IlariaPetta

 

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Ilaria Francesca Petta

Più di là che di qua, nel senso metaforico...ma anche letterale. Classe 1986, nasco sotto il segno dei gemelli, di cui sono una chiara rappresentazione. Senza terra sotto ai piedi, con uno spiccato senso internazionalistico, credo che l'Italia sia un Bel Paese in declino, legato ancora a un glorioso passato. Laureata in lingue e traduzione, mi sono immersa in questa odissea, chiamata giornalismo, a 26 anni..forse tardi, ma assicuro che sto recuperando in pieno. Masterizzata in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali girovago come tirocinante, al momento nella Commissione europea a Roma.

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