L’Italia s’è desta almeno per i mondiali

Ogni credo politico, condizione economica e sociale smette di essere motivo di disuguaglianza. Che tu sia un cassintegrato o un manager, poco importa: persino tra hipsters, truzzi e metallari, si apre la via della conciliazione per la condivisione di alcune leggi, non scritte, ma imprescindibili in simili tempi. Le regole del buon tifoso.
Organizzare meticolosamente. Esiste l’anno bisestile, l’anno con l’europeo e l’anno con i mondiali. L’attesa è lunga, ragione per cui diventa fondamentale pianificare con anticipo come trascorre i 90 minuti della partita. Non ci sono impegni che tengano, altre incombenze saranno anticipate o posticipate senza neanche ragionarci troppo.
La spesa è un atto fondamentale. I supermercati pullulano di offerte su birre e stuzzichini vari, i compagni ideali nei momenti di trepidazione calcistica. Addirittura le catene di supermercati si ingegnano per incentivare gli acquisti del periodo mondiale, ultima, l’offerta di Carrefour che addirittura ti rimborsa il 100% della spesa in caso di vittoria della nazionale italiana. Guardare la partita e strafogarsi è un binomio perfetto.
La scelta del luogo. Il dove dipende fondamentalmente da due fattori: scaramanzia e eventuali festeggiamenti post-partita. Le possibilità variano dal seguirla davanti la Tv di casa o, per i tifosi più audaci e propensi alla condivisione con estranei del momento, il pub o addirittura il maxi schermo, in previsione di una lunga nottata forgiata dalla vittoria.

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Analisti e pagelle. Anche chi, durante l’anno, menziona il calcio solo per disdegnare con superbia lo stereotipo dell’italiano medio, con cultura e fervore calcistico da vendere ed altre argomentazioni pari a quelle di una scimmia urlatrice, si inserisce a forza e con passione nel processo post-partita, per condannare alla gogna mediatica gli eventuali colpevoli che dovevano assolutamente riscaldare la panchina.
Nessuna differenza. Gli antichi dissapori legati al colore della maglia (e pure della pelle), scompaiono miracolosamente. Siamo tutti fratelli italiani e persino Balotelli, da “negro” (quando gli va bene), diventa per il popolo tutto il portabandiera dell’italianità.
Potrebbe accadere una catastrofe di immensa portata, ma quello che vogliamo sentire al telegiornale si riassume nella striscia dedicata al mondiale, accarezzati magari dai dolci ricordi del 2006. E così, quando calerà il sipario e qualcuno alzerà quella coppa al cielo, ci ricorderemo che l’Italia è marcia, corrotta, che le nostre metropoli puzzano sempre di immondizia e povertà e che eravamo fino a poco prima, pronti e convinti, almeno a parole, a fare le valige. Ritorneremo al nostro orticello, guardinghi, perchè il vicino potrebbe sempre in qualche modo fregarci e chi se ne importa del resto, tanto siamo tutti uguali e diversi sotto la stessa bandiera.

 

@MariaChiaraPier

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Maria Chiara Pierbattista

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