L’istruzione crea disordini a Città del Messico

In virtù dei festeggiamenti per la festa nazionale del 15 e del 16 settembre, che commemora l’indipendenza del Messico dalla Spagna, la polizia federale, dopo varie negoziazioni terminate con successo con alcuni manifestanti, è dovuta ricorrere con altri alla forza per liberare la piazza centrale della città, luogo dal quale il Presidente della Repubblica, per tradizione, lancia il ‘Grito’ all’indipendenza. L’inno di domenica 15 settembre e la parata militare di lunedì 16 hanno avuto luogo ma i maestri, trasferitisi dal Zócalo al Monumeto de la Revolución a dieci minuti a piedi dal primo, non demordono la loro battaglia e hanno programmato, per i prossimi giovedì e venerdì, uno sciopero nazionale organizzato dalla CNTE (Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación).
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Il bersaglio di questa protesta, incessante oramai da un mese, è l’inserimento del Programma di Valutazione del Servizio Docente. Questo prevede la presenza di alcuni test di valutazione in itinere rivolti agli insegnanti, che avranno la possibilità di sostenerli massimo tre volte. Se anche dopo il terzo tentativo conseguiranno risultati negativi, i docenti saranno rimpiazzati verso altre mansioni. La paura alimentata da questa riforma è stata grande tra gli insegnanti del Paese, che giudicano questa una sorta di ‘punizione’, volta a tagliare il personale all’interno delle scuole. Il Presidente Peña Nieto, a sua volta, vede in questa iniziativa la possibilità di dare vita a un sistema educativo più solido, formato da maestri preparati i quali, se veramente valgono, non troveranno alcuna difficoltà nel superare queste prove. L’attenzione sui contenuti della nuova Legge sull’Istruzione è stata però spostata, in queste ultime settimane, sul caos e sui disagi provocati all’intera popolazione di Città del Messico da parte dei manifestanti, i quali hanno bloccato più volte la capitale con marce di protesta, occupazioni (la principale quella del Zócalo) e conseguenti atti di violenza nei confronti delle autorità. Se dunque si vogliono far valere i propri diritti, decisione legittima in un Pese democratico, è necessario trovare il modo adatto per raggiungere questo scopo; quello che ora gli abitanti di Città del Messico sperano è di non dover più subire nuovi disordini, blocchi di strade o occupazioni di luoghi pubblici, ma che le due parti (insegnanti e autorità) riescano a dialogare e a giungere civilmente a un punto d’incontro.

di Ilaria Francesca Petta

Fonti: http://www.eluniversal.com.mx/ciudad-metropoli/2013/cnte-maestros-segob-951429.html

http://www.eluniversal.com.mx/nacion-mexico/2013/epn-leyes-secundarias-reforma-educativa-949436.html

 

 

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Ilaria Francesca Petta

Più di là che di qua, nel senso metaforico...ma anche letterale. Classe 1986, nasco sotto il segno dei gemelli, di cui sono una chiara rappresentazione. Senza terra sotto ai piedi, con uno spiccato senso internazionalistico, credo che l'Italia sia un Bel Paese in declino, legato ancora a un glorioso passato. Laureata in lingue e traduzione, mi sono immersa in questa odissea, chiamata giornalismo, a 26 anni..forse tardi, ma assicuro che sto recuperando in pieno. Masterizzata in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali girovago come tirocinante, al momento nella Commissione europea a Roma.

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