L’insostenibile leggerezza dell’accoglienza

Utile è invece spostare lo sguardo oltre i nostri confini, decontestualizzando il fenomeno migratorio dalle vicende politiche della nostra nazione per comprenderne le disumane dinamiche universali. Secondo il Commissario per i Diritti umani del Consiglio europeo, Bulgaria, Grecia e Malta sono insieme all’ Italia i Paesi accusati di avere un sistema di accoglienza – se tale si può definire – del tutto inadeguato. C’è chi ritiene che la detenzione costituisca un deterrente agli sbarchi, ma i dati smentiscono con l’evidenza un ragionamento conservatore che continua a produrre danni e tensioni, senza consentire alcun passo avanti.
L’ isola di Malta è ulteriore esempio di un sistema ben lontano da qualsiasi prospettiva di semplificazione e risoluzione dell’emergenza migratoria. Qui esistono Open Center, destinati ad ospitare coloro cui è riconosciuto lo stato di rifugiato, e Detention Center, dove i migranti senza documenti sono trattenuti fino a 18 mesi, in attesa di liberazione o rimpatrio. L’ Open Centre di Marsa ospita attualmente 1000 persone a fronte di una capienza massima di 400: il dato che colpisce è quindi ancora una volta il sovraffollamento. Queste strutture costituiscono infatti il punto di approdo, partenza o ritorno di un cammino tortuoso ed insensato comune a molti degli ospiti. Prima la detenzione magari, poi una volta ottenuto l’asilo, il trasferimento qui. E poi? <<Se non hai soldi e non ti puoi muovere>> come testimoniano in molti, è difficile fare un passo in avanti. <<Non vogliono restare>> dichiara il direttore << e hanno anche ragione, ma poi ce li rimandano indietro>>: alcuni partono, altri tornano perché costretti dalle scadenze o dalla mancanza di un lavoro sicuro che gli permetta di ottenere un permesso di soggiorno, altri perché non riescono ad integrarsi. Il paradosso vergognoso di questa gestione dei flussi migratori è proprio la possibilità di rimpatrio da un Paese del Consiglio europeo ad un altro, spesso e volentieri proprio dove il sistema di accoglienza funziona peggio.

Il vero inferno di Malta sono poi i centri di detenzione: dei non-luoghi fatiscenti e militarizzati dove non mancano le rivolte. A fine febbraio, nel Lyster Barrack Detention Center, le forze dell’ordine hanno usato pistole elettriche e pallottole di gomma. Il governo laburista parla di sicurezza e rischi connessi al terrorismo. Ma non è questa stessa ghettizzazione la reale anticamera del terrorismo sociale e dell’incomunicabilità? <<Dobbiamo assolvere agli obblighi internazionali in materia di diritti umani, ma il nostro popolo va garantito>> dichiara il Ministro dell’ Interno Mallia. Ma in questo modo, come viene garantito esattamente il popolo? I maltesi, come anche i Lampedusani, continuano a vivere nel loro piccolo territorio una situazione sproporzionata di pressione, esasperazione ed enorme disorientamento. La storia, a Malta come in Italia, dovrebbe insegnare che la repressione alimenta solo illegalità e terrore: non è certo questa la strada verso l’integrazione. L’opinione pubblica non è così né libera né garantita, quanto piuttosto asservita a qualsiasi forma di manipolazione dettata da interessi di terzi. I commentatori politichi del Times of Malta sostengono che molti di coloro che odiano i rifugiati non hanno mai parlato con nessuno di loro.
<<Malta deve partire dal fatto che la libertà personale è una regola e la detenzione un’ eccezione. Deve definire esattamente ciò che lo Stato può fare e non può fare con le persone>>: così nelle scorse settimane ben sei Ong attive sul territorio hanno criticato l’operato governativo per non essere state coinvolte nell’elaborazione delle proposte di riforma. Niente sembra procedere secondo l’umana logica. Allora, a chi fa comodo tutto questo?

Foto: Reuters

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arianna fraccon

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