L’Ilva fa orecchie da mercante

Iniziano già a riscontrarsi i primi ritardi sull’osservanza da parte dell’Ilva delle prescrizioni relative alla copertura di impianti, infrastrutture, dove avviene lo scarico e la movimentazione di materiali soggetti a polvere. Lo conferma Legambiente, in pressing sul Garante dell’Aia, per sapere se l’Ilva stia rispettando o meno le prescrizioni ambientali imposte dal ministero dell’Ambiente col provvedimento rilasciato lo scorso 26 ottobre: <<Riteniamo che ogni ritardo sui tempi previsti dall’Aia sia assolutamente intollerabile in ragione dei danni apportati alla salute dei cittadini di Taranto>>. In particolare risulterebbero non ancora ottemperate dall’Ilva diverse prescrizioni come quelle relative a nastri e cadute il cui completamento e’ stato posticipato al 27 ottobre 2015, ovvero si e’ passati dai tre mesi prescritti ai 3 anni comunicati dall’azienda, alla chiusura completa degli edifici con captazione e convogliamento dell’aria degli ambienti confinati, il cui completamento e’ stato posticipato dal 27 aprile 2013 al 30 giugno 2014. <<I differimenti temporali – scrive l’Arpa e Legambiente – non fanno altro che incrementare il fenomeno di danno ambientale gia’ in atto. Durante, infatti, le attivita’ di carico-scarico delle materie prime dai parchi minerari agli impianti produttivi vengono disperse in atmosfera ingenti quantita’ di materiale polverulento>>.

Ancora una volta il colosso siderurgico sembra far orecchie da mercante.E intanto ieri si è riunito, per il secondo giorno a Roma, al ministero dell’Ambiente, il gruppo tecnico istruttore incaricato di mettere a punto l’ulteriore Aia per l’Ilva, quella relativa alle discariche, ai rifiuti industriali e alle acque di scarico. Allo stesso gruppo istruttore l’Ispra ha anche inviato la relazione che rendiconta gli esiti del sopralluogo fatto nei giorni scorsi nel siderurgico di Taranto, allo scopo di accertare l’osservanza delle prescrizioni dell’Aia.

Due ancora le importanti questioni che vedono contrapposti, da alcune settimane, i legali del colosso siderurgico e gli inquirenti della Procura di Taranto. Per prima cosa, brutte notizie per l’ex presidente del CdA dell’Ilva, Nicola Riva. A seguito della decisione adottata dal Tribunale dell’Appello presieduto dal dott. Alessandro de Tomasi , l’imprenditore dovrà continuare a restare agli arresti domiciliari. Valutati gli atti a sua disposizione, l’organo giudicante non ha ravvisato gli estremi per modificare l’attuale stato delle cose anche perchè viene ritenuto ancora possibile il pericolo di inquinamento delle prove o della reiterazione delle stesse condotte criminose per le quali è finito sotto inchiesta. Per quanto concerne la vendita dei prodotti sottoposti a sequestro, la difesa dell’Ilva continua nel sostenere che l’acciaio non può essere ‘svenduto’. A giudizio dei dirigenti del siderurgico, dalla vendita di quel materiale è possibile ricavare molto di più degli 800mila euro stimati dai custodi giudiziari. E’ ancora in attesa la decisione del Tribunale di Taranto sui ricorsi presentati dall’industria.

di Lucia Francesca Trisolini

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