Jobs Act: il Senato attacca, Renzi risponde

Fiesta in Senato che fa la festa a Renzi. Il Governo incassa il contraccolpo fisiologico di una riforma chiacchierata. L’emiciclo implode in una serie di contestazioni che guastano “l’effetto sorpresa” del Premier pronto al borioso annuncio del Jobs Act dinnanzi ai leader europei in occasione del vertice sull’occupazione a Milano. Dato l’ostruzionismo, però,il presidente del Consiglio si è visto costretto ad un dietrofront: “Non ho parlato molto del Jobs Act durante il mio intervento perché ne stanno parlando al Senato” dichiara lapidario, aggiungendo: “le reazioni delle opposizioni fanno parte più di sceneggiate che non della politica” con l’aria di uno a cui hanno rubato il lecca-lecca per la mamma tedesca.

Sono le 13.30 e l’atmosfera si surriscalda. L’Aula è ostaggio delle opposizioni dato l’ammutinamento del Movimento 5 stelle, di Sel e della Lega Nord. Il Ministro Poletti tenta invano di illustrare il provvedimento, Maria Elena Boschi non riesce a mettere la fiducia. Grasso sospende i lavori fino alle sedici è l’alto tradimento del presidente del Senato. Imperdonabile per il PD, tant’è che il refrain dei senatori democratici diventa: “Un po’ ci è, un po’ ci fa”. L’aria è talmente irrespirabile che l’approccio di Andrea Ciotti(M5S) ha un che di poetico: “La verità è una sola: c’hanno le corna. Per loro il regolamento è come la pelle dei coglioni, che si tira come si vuole”. Un delirio che trascinerà la votazione sino a tarda notte (165 sì, 111 no e 2 astenuti) quando ormai l’effetto surprise, il “carta canta” del Premier è bello che bruciato. Punto nevralgico, chiaramente: l’art 18. Il Governo si lascia strappare una promessa sull’estensione della norma anche ai “motivi disciplinari” più per smorzare gli animi che per concreto impegno. D’altronde l’ampiezza del maxi-emendamento, lascia largo spazio di manovra al gabinetto renziano che di fatto incassa una fiducia, pressapoco, in bianco. Così, si scopre che oggetto del ddl Delega diventa un po’ la contrattazione a tempo indeterminato, in quanto: ” Forma privilegiata di lavoro” da rendere ” più conveniente rispetto agli altri tipi di contratti in termini di oneri diretti ed indiretti“; un po’ gli interventi di semplificazione, ” modifica o superamento” delle diverse tipologie contrattuali; un po’ la flessibilità, il telelavoro, i congedi parentali, il demansionamento ( vietato, ad oggi, dall’art 13 dello Statuto dei lavoratori) ed infine un pizzico di “tutele uniformi e legate alla storia contributiva dei lavoratori” i famosi ammortizzatori sociali universali calibrati, tuttavia, in ordine ai contributi versati dal lavoratore.

Un convivio di interventi che non si capisce bene come verranno finanziati e progressivamente applicati. Incertezza anche sui destinatari che pare siano, oggi, i nuovi assunti, domani, i nuovi disoccupati, dopodomani, i vecchi lavoratori e via dicendo. A conti fatti non resta che sperare negli emendamenti, delle opposizioni quanto della minoranza PD. si aspettano reazioni anche dai sindacati laddove solo Landini marcia mentre il trittico Cisl, Uil e Cgl al massimo starnazza. L’impressione è quella dell’ennesimo nulla di fatto, un prendersi per i capelli misto a polemiche e dibattiti inconcludenti  più simile ad un diversivo che ad un’occasione di confronto. L’esca al pesce per impedire un risveglio consapevole, per far credere che da “lassù” qualcuno ci pensa ma come al solito non può nulla. E’ il gioco democratico dicono, anche se i diritti un gioco non lo sono mai stati.

Renzi vertice occupazione

@FedericaGubinel

fonti: IlFattoQuotidiano, PMI.it

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Federica Gubinelli

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