Inverno dei terremotati: tutti i dati

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Dati statistici che raccontano la vita di migliaia di persone: i terremotati. Al secondo inverno dalle scosse che hanno colpito il centro Italia facciamo un riepilogo sullo stato delle cose nel cratere sismico, attraverso numeri che documentano l’attesa di un rientro a casa, i ritardi, l’inadeguatezza delle soluzioni. L’analisi, di seguito, di come procede la vita nei 131 Comuni colpiti dalle scosse del 24 agosto, 26 e 30 ottobre.

 

I RITARDI DELLE SAE. Rimane critica la situazione per quanto riguarda le SAE (Strutture abitative di emergenza) meglio conosciute come “casette”. A più di un anno dal sisma i lavori (inizialmente stimati in 7 mesi) sono lungi dall’essere ultimati, in sostanza 2.005 sono i moduli consegnati a fronte dei 3.244 richiesti. Fanalino di coda la Regione Marche che ha ultimato solo 687 SAE su 1961 richieste, seguita dall’Umbria con 509 su 759, dal Lazio con 687 su 826 e infine dall’Abruzzo con 122 su 238 SAE (dati Protezione Civile-mappa interattiva). Ma a preoccupare non sono solo i ritardi, a questi si aggiunge l’inadeguatezza delle abitazioni fornite. Tubature esterne, materiali non isolanti, boiler installati su tetti privi dell’inclinazione necessaria a resistere all’inverno, rendono le cosiddette casette inabitabili. Le SAE, insomma, non resistono alle temperature montane del cratere. Numerose le testimonianze dei neo inquilini che proprio durante il periodo natalizio sono rimasti privi d’acqua e vittime di infiltrazioni. Ma come mai si sono scelti moduli inadatti? Semplice, l’appalto di assegnazione dei lavori risale a ben prima del terremoto in centro Italia. Datato 25 maggio 2016, il contratto per la fornitura delle soluzioni abitative era stato sottoscritto a futura memoria dei futuri sfollati per strutture, adatte però a climi ben più miti, tipici di zone costiere o padane. A confermarlo è anche lo stesso Gianni Veneziano, direttore tecnico di Arcale, consorzio fiorentino titolare dell’appalto, che ha dichiarato: «Purtroppo non sono case adatte per la montagna. E poi se qualcuno promette di far entrare tutti entro Natale, chi lavora per renderlo possibile è costretto a tralasciare la qualità».

 

STANZIAMENTI RICOSTRUZIONE OPERE PUBBLICHE. Trattando di vile denaro, sulla ricostruzione delle opere pubbliche qualcosa si è mosso. Si apprende dall’ordinanza n. 37 (datata 8/9/2017) l’approvazione del Primo programma degli interventi di ricostruzione, riparazione e ripristino delle opere pubbliche nei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria interessati dal terremoto. Le risorse stanziate ammontano 10,5 milioni di euro, così ripartiti: 10% per la Regione Abruzzo, 14% per la Regione Lazio, 62% per la Regione Marche ed il restante 14%, in favore della Regione Umbria. Ulteriori risorse sono poi previste da una terza ordinanza (n. 38-2017) relativa al Piano di interventi sui beni del patrimonio artistico e culturale, che include anche quelli sottoposti a tutela ai sensi del codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004. Gli oneri sono stimati complessivamente in 170,6 milioni di euro, di cui 137,6 milioni ripartiti tra le regioni secondo le percentuali indicate dall’ordinanza e 33 milioni per il finanziamento delle opere relative a Complesso Don Minozzi di Amatrice, Castello Pallotta, sito in Caldarola (Mc), Cattedrale di Santa Maria Assunta di Teramo, Chiesa di San Benedetto di Norcia. Per quest’ultimo intervento è prevista una spesa complessiva di 10 milioni di euro, di cui 6 milioni attinti da fondi europei. Per le spese di progettazione, invece, l’ordinanza mette a disposizione un totale di 10,5 milioni di euro. Ma gli stanziamenti non finiscono qui, i dati si aggiornano lo scorso dicembre prevedendo un ulteriore incremento dei fondi a favore delle regioni coinvolte, rispettivamente: 135 mln al Lazio; 277 mln alla Regione Marche; 60 mln alla Regione Umbria per edilizia scolastica e ulteriori 30 mln da destinare ad opere pubbliche (dati Conferenza delle Regioni e Province autonome).

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On. Paola De Micheli – Commissario straordinario per la ricostruzione.

 

RICOSTRUZIONE PRIVATA. In un Paese di ritardi e tempi biblici parlare, dopo un anno e mezzo, di ricostruzione privata sembra quasi prematuro. In tal caso, tuttavia, ci si affida alla normativa relativa al Fondo per la ricostruzione delle aree terremotate di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto-legge. n. 189 del 2016, dove si legge in merito che «l’articolo 42 prevede un incremento di 63 milioni di euro per l’anno 2017 e 132 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019 del Fondo per la ricostruzione delle aree colpite dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016. Per consentire l’avvio di interventi urgenti per la ricostruzione pubblica e privata nelle predette aree, viene inoltre autorizzata la spesa di 150 milioni di euro per l’anno 2017». È previsto inoltre che dallo «stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze del bilancio 2017-2019 (L. n. 232 del 2016) sono allocati 200 milioni di euro per il 2017, 300 milioni di euro per il 2018 e 350 milioni di euro per il 2019 da destinare alla ricostruzione dei territori interessati dal sisma del 24 agosto 2016». Mentre «per interventi urgenti di ricostruzione pubblica e privata nelle aree colpite dai predetti eventi sismici […]la spesa di 150 milioni di euro per l’anno 2017».  Questa la disciplina disponibile, datata aprile 2017, al netto di una spesa di circa 2 miliardi prevista in legge di bilancio 2018, e tuttavia, comprensiva voci di spesa non esclusivamente inerenti alla ricostruzione in senso stretto. Va annotato il recente annuncio del Commissario Straordinario, Paola De Micheli, a seguito dell’ l’accordo Ceb (Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa) e Cdp (Cassa depositi e prestiti) per un totale di 350 mln di euro.

 

SFOLLATI E SFRATTATI. Una vita di attese quella dei terremotati del centro Italia: si attendono le SAE, si attende il rientro sul territorio, si attende di iniziare a parlare seriamente di ricostruzione e ripresa del tessuto produttivo. E mentre si attende cosa accade? Accade che si viene sfrattati dalle strutture ricettive (hotel, ndr) ospitanti. È il caso della Regione Umbria che proprio alla vigilia di Natale ha pensato bene di inviare una letterina tutt’altro che piacevole in cui si legge chiaramente che: «Tutti i soggetti che non hanno avanzato istanza di assegnazione delle Sae per mancanza del titolo di accesso o per scelta personale, entro il 31 dicembre 2017 dovranno accedere al Cas individuando per tempo utile la soluzione abitativa. Si rammenta a tal proposito che le famiglie proprietarie o affittuarie, la cui abitazione ha un esito di inagibilità possono stabilirsi in un’abitazione alternativa usufruendo del contributo per l’autonoma sistemazione in attesa di ricostruire la propria abitazione. Conseguentemente per tali cittadini, dal giorno 31 dicembre, non verrà più garantita l’ospitalità presso strutture alberghiere». Caso simile si è verificato nel Comune di Tolentino (MC), dove ad altri terremotati venne intimato lo sfratto coatto all’indomani delle festività natalizie. Le minacce di suicidio ed il sollevamento di stampa e comitati locali condusse ad una proroga scaduta lo scorso 8 gennaio. In ogni caso, secondo gli ultimi dati (aggiornati al 19 dicembre 2017, ndr) sarebbero ancora 4.314 persone ad alloggiare negli hotel, di cui 1.071 in Abruzzo, 76 nel Lazio, 2.728 nelle Marche e 439 in Umbria.

 

@FedericaGubinel

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Federica Gubinelli