Iniquo compenso, giornalisti contro l’accordo

Perché un Ordine professionale deve esistere per garantire la qualità e la professionalità dei propri iscritti e il rispetto delle norme deontologiche, senza avere invece nessuna autorità decisionale quando si stabiliscono i termini del rapporto con gli editori, i datori di lavoro?  La saccente autoreferenzialità dei vertici sindacali colpisce si, ma non stupisce: sono proprio i reiterati schemi autoreferenziali di garantismo e clientelismo, retrogradi e conservatori, ad aver creato i peggiori squilibri nel mondo contemporaneo del lavoro. Ed essi sono diventati un peso ormai insopportabile per tutti coloro che credono nella funzione e nell’utilità di un lavoro che, come quello del giornalista, non può e non deve finire al guinzaglio di ricatti economici. La precarietà diffusa deve essere sradicata, non legalizzata attraverso un accordo svilente e sciatto come l’ <<equo compenso>>, ultima creatura partorita dall’ accordo fra FNSI – Federazione Nazionale Stampa Italiana –, FIEG – Federazione Italiana Editori Giornali – e INPGI – Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani – . 
<<Chi mi critica non ha ben chiaro non solo il sistema editoriale ma la realtà nella quale viviamo»: è la linea dura di , presidente FNSI, poco propenso in questi giorni di accese proteste, a confrontarsi con gli scontenti.  Una punta di presunzione che senza eleganza e senza argomentazioni svaluta l’intelligenza di una categoria che proprio sulla criticità e sulla capacità di osservare e raccontare contraddizioni del reale basa la propria professionalità
Quanto vale la libertà di stampa? Chiunque sia disposto a spendere del denaro o maneggiare non solo carta stampata, ma portatili, tablets, e smartphone in grado di veicolare una mole immensa di notizie, ovunque e nel più breve tempo possibile, deve porsi questa domanda. Insomma, quanto vale il lavoro di un giornalista, o aspirante tale? Quanto vale la libertà di informarsi, e quanto vale quella di informare?
A queste domande ha cercato di rispondere l’ assemblea aperta dei dissidenti del sindacato, raccogliendo le istanze di tutti coloro che hanno fatto un passo indietro dal sindacato ma allo stesso tempo un grande passo in avanti verso un nuovo e più ampio coordinamento che tenti di convogliare e rappresentare tutte le voci. 
Rifondare la Federazione Nazionale della Stampa dall’interno e ottenere un vero referendum sul contratto: ecco i primi due obiettivi ribaditi nella mozione finale di Sabato, contro i soliti che <<da sempre che decidono la vita di tutti i giornalisti, stabiliscono quali sono i loro diritti, concordano retribuzioni da fame e commentano che prima era peggio>>, come ha sintetizzato Enzo Jacopino, in prima fila a ribadire << l’ alto tradimento>> subito dalla categoria. «Ci siamo confrontati e vi garantisco che porteremo davanti al Tar (a cui l’abbiamo comunicato ieri), Fnsi, editori e Inpgi, che hanno votato a favore dell’equo compenso e dell’apprendistato professionalizzante» – ha ribadito il presidente pro tempore dell’ Odg – <<Il nostro dev’essere l’inizio di un lavoro che deve portare a un risultato concreto nell’immediato, per ricostruire un sindacato dei giornalisti>>. Infine, è stata depositata persino un’ interpellanza parlamentare sul contratto. 

Domani, martedì 8 luglio alle ore 10:00, per la prima volta i giornalisti italiani scenderanno in piazza insieme contro l’accordo della discordia, proprio di fronte alla sede della FNSI . Contro l’ <<equo compenso>> ribattezzato <<iniquo>>, e la dirigenza del sindacato. Gli hastag della mobilitazione virtuale sono invece #stopfnsi e #siddivergogna.
In ballo c’è la necessità di una riorganizzare tutto partendo una buona volta dalla dignità di chi deve produrre informazione e dalla qualità della stessa, che merita una tutela reale, in quanto discriminante fondamentale nel travolgente flusso di dati informi, tipico dell’era globale . Al centro di questa nuova battaglia deve porsi il desiderio vero di combattere non solo ogni <<violazione di legge>>, ma soprattutto vecchi e nuovi, reiterati giochi e sviamenti di potere. 
L’unico schieramento politico che un giornalista deve difendere : la pericolosa linea di confine che separa l’ Informazione dalla Propaganda

Twitter: AriannaFraccon

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