Il trionfo latinoamericano nella Maratona di Città del Messico

20 mila partecipanti provenienti da tutto il mondo, compresi anche non vedenti e persone sulla sedia a rotelle, hanno intrapreso la loro lotta per il primo posto subito dopo lo sparo d’inizio dato dal Capo del Governo di Città del Messico Miguel Ángel Mancera e hanno percorso le varie strade adornate da grandi schermi. Per la prima volta infatti la Maratona della capitale messicana è stata lanciata in diretta per 50 Paesi che hanno potuto assistere, almeno a distanza, a questo grande evento. Accanto alla gioia per una vincita al cento per cento latinoamericana  e di conseguenza la fine, almeno temporanea, del primato degli atleti africani nello sport della corsa, si sono verificate anche situazioni spiacevoli e drammatiche. Un uomo di 38 anni, identificato dal Ministero della Salute nella persona di Jorge Saldaña Cerrillo è morto in seguito a un arresto cardiaco causato dallo sforzo per l’attività fisica. Oltre a questo tragico evento si sono verificati danni fisici meno gravi ma altrettanto preoccupanti soprattutto perchè molto numerosi: il governo del Distretto Federale ha riportato 2.135 interventi medici in ospedali pubblici e privati, per la maggior parte derivati da casi di fratture e disidratazione, durante la giornata di domenica 25 agosto.
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Al di là di questi spiacevoli eventi la 31esima edizione della Maratona di Città del Messico rimarrà impressa nella storia di questa manifestazione per la vincita totalmente dedicata al Perù e per il fatto che ad averla conquistata siano stati due principianti nella corsa di fondo. I due giovani hanno totalizzato il tempo di 2 ore 16 minuti e 56 secondi (Raúl Pacheco) e 2 ore 37 minuti e 34 secondi (Gladys Tejeda). La speranza alimentata da questa vittoria è quella di consegnare al Paese sudamericano una rilevante posizione nel mondo dello sport. Il Paese è presente e ha anche ottenuto vari riconoscimenti internazionali, ma soffre, come la maggior parte dei Paesi latinoamericani, di problemi di organizzazione e di scarse infrastrutture.

di Ilaria Francesca Petta

Fonti: http://www.jornada.unam.mx/2013/08/26/deportes/a02n1dep

http://www.proceso.com.mx/?p=351037

 

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Ilaria Francesca Petta

Più di là che di qua, nel senso metaforico...ma anche letterale. Classe 1986, nasco sotto il segno dei gemelli, di cui sono una chiara rappresentazione. Senza terra sotto ai piedi, con uno spiccato senso internazionalistico, credo che l'Italia sia un Bel Paese in declino, legato ancora a un glorioso passato. Laureata in lingue e traduzione, mi sono immersa in questa odissea, chiamata giornalismo, a 26 anni..forse tardi, ma assicuro che sto recuperando in pieno. Masterizzata in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali girovago come tirocinante, al momento nella Commissione europea a Roma.

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