Il Messico è pronto a congedare El Día del Niño

Clown, dj, animatori, dolci e sfizi di vario tipo hanno richiamato domenica 28 aprile anche l’atmosfera di una festa di compleanno, dove però, in questo caso, il festeggiato non è uno bensì tutti i bambini, presenti e non. La gioia e il divertimento non sono quindi mancati tanto nell’Hogar Infantil María Jesús de Romero di Città del Messico quanto nei numerosi altri luoghi del Paese; neanche gli adulti però sono stati esenti da queste sensazioni vista la presenza, in ognuno di noi, di una piccola parte fanciullesca la quale, in un periodo in cui proprio questa è la protagonista, non ha tardato né esitato a manifestarsi tra le fasce d’età avanzate. Il risultato è stato quello di aver trascorso una giornata indimenticabile, senza troppi artifici né a livello di addobbi né a livello di particolari o sentimentali discorsi rispetto al motivo dei festeggiamenti; l’ufficialità della giornata infatti è come se nascondesse il pretesto di omaggiare quella che è considerata la parte della popolazione più vulnerabile e, allo stesso tempo, fondamentale per la costruzione di una solida generazione futura, quindi degna di essere celebrata e protetta non in un solo periodo dell’anno, bensì sempre.

È questo il messaggio del Día del Niño: semplicità, amore, felicità e divertimento, condivisi però tra tante famiglie o case famiglia, con il fine di imparare e prendere spunto l’una dall’altra su come trasformare la quotidianità in una continua novità, gioia e stimolo sia per i bambini che per gli adulti e, soprattutto, di non dimenticare mai il valore dell’infanzia, speranza del prossimo futuro. Oltre ai piccoli destinatari dei festeggiamenti, protagonista della giornata di ieri è stata la Piñata, o la Pentolaccia italiana, derivante però dalle tradizioni latinoamericane, in particolare del Messico, rappresentata da un cartone animato di cartapesta che i bambini devono colpire fino a romperla, in modo da far uscire le sorprese all’interno. D’altronde ci si trova dall’altra parte del mondo, in un Paese ricco di tradizioni e di un passato completamente diverso dal nostro: il folclore e l’effetto di straniamento derivante dalla differenza culturale è inevitabile e anche estremamente interessante.

di Ilaria Francesca Petta

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Ilaria Francesca Petta

Più di là che di qua, nel senso metaforico...ma anche letterale. Classe 1986, nasco sotto il segno dei gemelli, di cui sono una chiara rappresentazione. Senza terra sotto ai piedi, con uno spiccato senso internazionalistico, credo che l'Italia sia un Bel Paese in declino, legato ancora a un glorioso passato. Laureata in lingue e traduzione, mi sono immersa in questa odissea, chiamata giornalismo, a 26 anni..forse tardi, ma assicuro che sto recuperando in pieno. Masterizzata in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali girovago come tirocinante, al momento nella Commissione europea a Roma.

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