Il Jargon File, il “codice” degli hacker

Quando si sente la parola hacker, subito si pensa a siti oscurati o ad atti illegali legati all’informatica. Atti nati per creare disagio o per protesta contro qualche istituzione o in alcuni casi anche per scopo di lucro. Ma non bisogna fare di tutta un erba un fascio, infatti questa figura sopra descritta viene in gergo chiamata crackers e i “veri” hacker ci tengono a questa distinzione. Questa sorta di Robin Hood della rete hanno un loro codice il Jargon File, un documento redatto inizialmente da Raphael Finkel, informatico statunitense e professore dell’Univeristà del Kentuky, e poi continuato da Eric R. Raymond, uno dei più importanti esponenti del mondo hacker. Questa netiquette per hacker non è un dizionario tecnico, ma contiene una serie di espressioni e gerghi che vengono usati dal gruppo solo per divertimento, per comunicare e per discussioni tecniche. “La cultura degli hackers è in realtà un’insieme, scollegato dalla rete, di sottoculture, tuttavia cosciente di radici, valori, ed alcune importanti esperienze comuni. Ha i suoi propri miti, eroi, furfanti, poemi popolari, giochi, tabù e sogni. Poiché gli hackers, come gruppo, sono persone particolarmente creative che in parte si distinguono per il rifiuto dei ‘normali’ valori e consuetudini lavorativi, la loro cultura ha tradizioni insolitamente ricche e consapevoli, per avere meno di 50 anni”, è quanto si legge nell’introduzione di questo documento. Diviso in diverse parti, con un’introduzione, due appendici e una bibliografia, permette agli aspiranti hacker e a quelli già navigati di far parte di questo nutrito gruppo, perché, come si legge nel Jargon File, questo vocabolario ha lo scopo di definire i ruoli all’interno della comunità e in più serve come comunicazione, inclusione o esclusione dal gruppo stesso. Oltre a contenere il gergo degli hacker, con vari giochi linguistici che li caratterizzano, il Jargon File dà anche un elenco delle cose che un hacker odia, o di come si veste, le letture preferite, una guida a 365 gradi all’hacking e su come far parte di questo mondo.
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“Poiché lo ‘hackerismo‘ è una cultura intenzionale (ogni individuo deve scegliere da solo se parteciparvi), nessuno si meravigli se il confine tra descrizione e influsso è piuttosto labile. Le versioni precedenti del Jargon file hanno rivestito un ruolo centrale nel diffondere il gergo e la cultura hacker, che in tal modo si sono diffuse ampiamente fra la gente, e noi speriamo che questa versione farà lo stesso”. Esistono diversi aggiornamenti di questo documento in lingua inglese, ma un gruppo di appassionati, l’ha tradotto anche in italiano. Se si vuole diventare un hacker e non un cracker, questo è il testo da leggere.

 

Fonte: Jargon File

 

 

 

 

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Flavia Donati

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