Il grande inganno degli psicofarmaci

La cosiddetta “pillola della felicità” è un tratto distintivo del nostro secolo. 
”Il più grande inganno del nostro secolo” – fa eco la prof.ssa Vincenza Palmieri, Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, ideatrice del Programma “Vivere senza Psicofarmaci” che ogni anno riporta alla vita centinaia di ragazzi.

Prof.ssa Palmieri, da dove trae origine questo consumo spropositato di psicofarmaci, in Italia e nel mondo?
Nasce dall’assioma pericolosissimo che da Psiche conduce a Malattia, che identifica fragilità e malattia, che lega indissolubilmente vivacità del bambino e malattia. Esistono sintomi che si possono manifestare, condizioni del corpo, le più disparate reazioni ai fatti della vita, esistono ragazzi in difficoltà. Questi hanno bisogno di essere ascoltati, accolti, aiutati. Non sedati e messi a tacere.

Tutto questo riguarda anche i bambini?

I bambini sono una fetta di mercato enorme, per le case farmaceutiche. Sono l’unità di consumo centrale della famiglia: consumatori di oggi e di domani. Chi inizia ad assumere psicofarmaci è rarissimo che riesca a sospenderli. Somministrare psicofarmaci ai bambini o agli adolescenti significa condannarli ad una carriera da malati. Ci sono ragazzi che già a vent’anni – dopo 5, 6 anni di psicofarmaci – hanno subito una vera e propria trasformazione. Lo portano scritto in faccia, nella postura e nello sguardo. Sono svuotati, alterati, spesso irreversibilmente. Ho incontrato una donna che, a causa della somministrazione continuata di psicofarmaci, ha perso la vista. Questo è inaccettabile.

Una delle particolarità più velenose ascrivibili agli psicofarmaci è, dunque, quella che prevede di venire assunti per tutta la vita
Per un’ansia, una difficoltà, si viene condannati ad un trattamento farmacologico vita natural durante. In sostanza, la si tratta come una malattia terminale. E mentre per gli altri farmaci, in caso di effetti collaterali sgraditi, il medico ne sospende la somministrazione, nel caso degli psicofarmaci, al primo se ne aggiunge un altro. E poi un altro. E poi un altro. Si assiste, insomma, ad un vero e proprio abuso. E come si può accertare, poi, la “guarigione” del paziente se non è possibile sospendere la “cura”?

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E’ davvero una questione di mercato, allora
Oggi si “inventano nuove malattie” proprio per allargare il mercato dei farmaci. Si è generato un indirizzo medicalizzato-psichiatrico molto forte, con un “marketing della follia” autorigenerante, sempre a caccia di nuove interpretazioni e classificazioni. L’accanimento diagnostico, dunque, è il vero e proprio abuso sui minori.

E i genitori, le famiglie, ne sono consapevoli?
Assolutamente no. Io incontro ogni giorno famiglie disperate che raccontano di non essere state avvertite. “Se solo l’avessimo saputo – lamentano – se qualcuno ci avesse avvisati che nostro figlio si sarebbe avviato verso una carriera da malato per tutta la vita…”. E si chiedono: “che ne sarà di nostro figlio, dopo di noi?”.

A questo punto, ho davvero bisogno di una buona notizia

Gliene do due: innanzitutto, che se ne può uscire. Tante volte, quando riusciamo ad eliminare progressivamente gli psicofarmaci – dopo un anno, due, di lavoro – noi vediamo i ragazzi letteralmente risorgere. Ed è bellissimo.
 La seconda buona notizia è che non siamo soli. A tal punto che il 28 marzo l’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare e il Programma “Vivere Senza Psicofarmaci” patrocineranno – insieme alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e ad altri Organismi illustri nazionali e internazionali – un evento incredibile: “Insieme a Francesco – Champions of Peace“.

 

La prof.ssa Vincenza Palmieri sarà tra i relatori, anche per lanciare un messaggio di speranza: si può Vivere Senza Psicofarmaci, si può Essere Vita.
http://insiemeafrancesco.it/meeting-internazionale/

http://www.viveresenzapsicofarmaci.it

http://www.pedagogiafamiliare.it

 

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Valeria Biotti

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