Il dl di agosto risolve la questione delle violenze di genere?

IL CASO. La storia di Marilia è purtroppo solo il calco di tante altre vicende, di cui i media negli ultimi mesi si sono impastati la bocca e che va annoverata nell’odiato elenco delle vittime di femminicidio. Anche se l’epilogo – viste le prove raccolte durante le indagini, a partire dalla chiave utilizzata per manomettere l’impianto del gas o le sostanze tossiche acquistate che sembrerebbero essere state fatte ingerire alla vittima – i segni di colluttazione e le testimonianze sono poco convincenti, aspettiamo il verdetto di una sentenza dal sapore già noto.

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LE POLEMICHE. Quando si parla di femminicidio si intraprende una strada già percorsa da molti ma ancora senza un univoco punto di vista e soprattutto una cosciente strategia di intervento. Il DL di agosto, varato dal Governo con il plauso unanime dell’assemblea, ha sì acceso una speranza concreta per contrastare il fenomeno ma ha lasciato l’amaro in bocca a molti. É il caso delle associazioni aderenti alla Convenzione No More, che denunciano ancora una volta un approccio impreciso da parte delle istituzioni al problema. Un passo avanti senza dubbio è stato fatto soprattutto rispetto alla presa di coscienza della gravità del fenomeno ma archiviarlo come un’emergenza sociale rischia di far passare in secondo piano tutti quei meccanismi di prevenzione e di cambiamento culturale, vitali per arginare il fenomeno. Misure più dure sono certo utili ma, come si legge nel comunicato ufficiale delle Associazioni aderenti alla Convenzione <<questo decreto legge rappresenta una risposta istituzionale al femminicidio che, pur in presenza di alcune norme positive, rimane disorganica e lontana dalle reali esigenze delle donne che vogliono uscire da situazioni di violenza e degli operatori e operatrici che devono supportarle in questo percorso>> infatti <<ome dimostrano gli ultimi tragici episodi, alle donne non è mancata la coscienza del pericolo, ma non sono state sostenute né protette dalle istituzioni alle quali pure si erano rivolte e che avevano il dovere di agire>>. Si sottolinea qui come la norma, che nel Decreto Legge prevede l’impossibilità di revocare la querela da parte della vittima, vada ad alimentare quel fastidioso pregiudizio della mancanza di autodeterminazione e di coscienza del pericolo da parte della donna che oltretutto è alla base della questione. Una lettura totalmente fuorviante in quanto la mancata denuncia è spesso dovuta alla certezza che nessuno, tanto meno le Istituzioni, sia in grado di tutelare realmente chi si rivolge alle autorità. Inoltre si recrimina il fatto di voler fare prevenzione, rispetto a quello che ormai è assodato essere un problema culturale, a costo zero come previsto dal Piano Straordinario contro la violenza sessuale e di genere allegato al decreto. Come può essere attuato senza fondi? Quali sono i tempi? Come si può pretendere l’applicazione di leggi più dure se la mentalità rimane la stessa? Più in generale, le Associazioni promotrici, che sono le uniche a conoscere il fenomeno da vicino, e che lavorano dal basso con pochissimi fondi facendo leva solo sulle proprie forze e sul proprio bagaglio di esperienze, chiedono di partecipare attivamente ad una nuova discussione a livello istituzionale sul tema della violenza contro le donne.
Ricordiamo le Associazioni promotrici della Convenzione No More, sottoscrivibile già dallo scorso 25 novembre 2012, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne: Udi, Unione Donne in Italia, Casa Internazionale Delle Donne, Giulia, Giornaliste Unite, Libere, Autonome, D.i.Re Donne in Rete Contro la Violenza, Piattaforma CEDAW, Fondazione Pangea Onlus, Be Free, Differenza Donna, Le Nove, Arcs-Arci, Action Aid Fratelli dell’uomo e sottoscritta e supportata fin da subito da centinaia di altre realtà come Ferite a Morte.

Fonti: Ansa,

http://convenzioneantiviolenzanomore.blogspot.it

di Maria Chiara Pierbattista

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Maria Chiara Pierbattista

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