Giovani Democratici: #restiamouniti [INTERVISTA]

Abbiamo incontrato Luca Fantini, segretario dei Giovani Democratici del Lazio, per capire qual è il sentimento dei giovani sulle bagarres interne che stanno investendo il Partito Democratico dal 4 dicembre ad oggi. Dalla scissione al Congresso fino all’antipolitica, un varco sulla comunità giovanile targata PD.

 

Barbara Alberti pochi giorni fa ha dichiarato: «Il trionfo dei soldi sull’uomo è totale ed è avallato anche da quella che osa chiamarsi sinistra». Ha torto? È questa la sinistra che volete?

Non in assoluto, è chiaro che noi dal punto di vista delle politiche messe in atto dal governo potevamo fare sicuramente di più, però credo anche che non possa essere messo tutto in un calderone dicendo che la sinistra è morta in questo Paese. Anzi, se c’è stata un minimo di redistribuzione, un minimo di abbassamento delle tasse l’ha fatto il governo Renzi. Poi, secondo la nostra linea politica molte cose potevano esser fatte meglio, mi riferisco ad esempio alle manovre sul mondo del lavoro. L’errore di questo tipo di sinistra è di aver ascoltato poco le parti sociali. La sinistra deve coinvolgere la base e la base sono le fasce sociali che noi speriamo di poter rappresentare, quelle fasce sociali si sono sentite isolate rispetto alla nostra attività. Ripartendo da un serio ascolto possiamo ritornare al modello di sinistra che più ci piace.

 

Questioni interne, Renzi ha definito la minaccia di scissione come un «ricatto morale». La scissione poi c’è stata? Come vi ponete in proposito, era inevitabile?

Non siamo d’accordo né sul ricatto morale né sul fatto che la scissione fosse un atto necessario. Noi come giovanile del PD abbiamo lanciato nei giorni precedenti all’Assemblea Nazionale un appello che aveva come hashtag: #restiamouniti. Era un appello al segretario e alla minoranza per provare a restare insieme. Non si può parlare di ricatto, la politica è dialogo, è dibattito, mediazione e purtroppo in un grande partito che tiene insieme tante anime non si può pretendere di avere una linea unitaria su tutto.

 

Questa anticipazione sui tempi, opzione rifiutata dalla minoranza, è una forzatura tutta renziana oppure ha una sua logica e una sua giustizia?

Credo che da ambo le parti ci sia stato un eccessivo tatticismo su quelle che erano le tempistiche. Si è giocato molto di più sulla burocrazia che sul vero nocciolo della questione, ossia, che tipo di proposta politica abbiamo intenzione di avanzare alle prossime elezioni. Ritenere che il voto a Giugno sia un errore non è per evitare la candidatura di Matteo Renzi, ma significa dire che da qui a Giugno non c’è il tempo per il Congresso, per chiedere agli iscritti che piattaforma politica vogliono sostenere, permettendo al partito di ricompattarsi su quella linea. Teniamo conto che alle prossime elezioni ci scontreremo contro il Movimento Cinque Stelle che sta crescendo e contro una destra molto forte.

 

E contro una sinistra, quotata al 6%?

Al momento sì, credo però che con quel pezzo di sinistra potremo fare tante battaglie comuni.

 

La giovanile è molto presente sul territorio, qual è il sentimento della base?

Il sentimento della base è sicuramente un sentimento di difficoltà, molti si sentono spaesati e non comprendono questa fase. Negli ultimi dieci giorni siamo passati dal ragionare uniti al parlare di scissioni, di forti attacchi contro la linea del segretario e questa discussione è sembrata lontana. Il giovane democratico che sul territorio fa una fatica incredibile a fare politica, rinunciando a molte cose, si sente spaesato. Noi lavoriamo sul territorio e invece il nostro gruppo dirigente si chiude in una discussione tutta interna.

 

E i cittadini cosa vi chiedono? La percezione è che anche i Giovani Dem vivano più nella dimensione del club che in quella del circolo?

Noi come tutti i soggetti politici in questo momento soffriamo la distanza che c’è tra il cittadino e la politica. Non credo che possiamo essere paragonati alla giovanile dei club di Berlusconi, che conosco e che è lontana dalla nostra vita politica. Noi siamo una giovanile seria, articolata in maniera precisa sul territorio. Anche noi abbiamo sbagliato e ce lo siamo detti nelle ultime occasioni di direzione nazionale, anche noi vediamo questo scollamento e spesso le nostre discussioni assomigliano più a quelle del partito che a quelle del mondo reale. Tornando alla percezione dei cittadini, molte scelte, è vero, non sono piaciute ma va dato atto al governo di aver fatto comunque quelle scelte nella consapevolezza che potessero essere giuste. C’è da dire poi che Renzi ha governato in un momento in cui chiunque governa viene attaccato a prescindere. L’antipolitica purtroppo c’è, è colpa dei partiti, ma c’è.

 

L’antipolitica però è politica, il dissenso è politica, perché andrebbe etichettato come populismo o demagogia?

Non credo che quella dei 5 Stelle sia politica, credo sia populismo e demagogia allo stato puro. Speculazione sulla difficoltà delle persone. Io non credo che tutto il dissenso sia populismo ma credo che un giusto dissenso, oggi, sia alimentato da una forte difficoltà dei cittadini e se qualcuno soffia sui problemi della gente quella non è politica.

 

Un pregio e un difetto di Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano.

Parto dal segretario: Matteo Renzi ha il pregio della concretezza, la rapidità con la quale fa una scelta politica e la porta avanti; un difetto è l’ascolto, dovrebbe ascoltare di più all’interno del partito. Andrea Orlando: l’aspetto positivo è il suo essere uomo di partito, cresciuto nella giovanile, che non si vergogna di questo ma ne fa un orgoglio; l’aspetto negativo è l’essere poco comunicativo rispetto a Renzi, meno showman. Michele Emiliano: il suo difetto è quello di cambiare idea un po’ troppo spesso, ma è sicuramente un ottimo amministratore, non si può dire che non abbia ben governato, ottenendo ottimi risultati.

 

Discussione sull’ammissione dei GD al Congresso, avete vinto voi. Perché ci tenevate ad esserci, credete di poter fare la differenza?

Vogliamo essere responsabili, abbiamo chiesto di partecipare perché i GD sono un po’ i caschi blu del partito. In un momento in cui il partito sembra aver perso la testa forse il ruolo e l’ammissione dei GD era quello di richiamare tutti a un senso di responsabilità.

 

Quanto spazio hanno, davvero, i giovani nel PD? Credete che il partito abbia investito a sufficienza in formazione?

Non credo che il partito abbia investito abbastanza in formazione. La verità è che noi dobbiamo capire, oggi, che tipo di formazione vogliamo fare. Se la formazione è il convegno dove i big del partito ci raccontano la loro storia, a me questo tipo di formazione non piace. Io credo che la vera formazione sia nelle sezioni, con i militanti storici. Svilire la forza delle sezioni chiaramente non rende quei luoghi formativi. Reinvestiamo nei circoli, rimettiamo gli iscritti al centro e la formazione si fa in modo naturale. Tornando allo spazio, lo spazio dei giovani nel partito non basta ma noi dobbiamo guadagnarcelo attraverso le battaglie di cui siamo capaci.

 

Altra percezione è che si sia passati dalla politica sul campo a quella su instargram. Quando vi vedremo in piazza?

Noi in piazza ci siamo andati anche ultimamente, moltissimo durante il referendum. Devo respingere questa cosa per la quale siamo restii a scendere in piazza, a prendere gli insulti quando serve o gli applausi in quelle poche occasioni. Sono altri che fanno politica solo in rete e noi dovremmo capire che invece di rincorrere quel tipo di politica dobbiamo tornare ad un partito più pesante, non liquido. Passano le beghe interne, ma noi sui nostri territori siamo pieni di amministratori che ci mettono la faccia.

 

Però non è agghiacciante che il PD vinca ai Parioli e perda a Tor Bella Monaca?

È agghiacciante ed è quello che ci ha investito in quei giorni. Sapere che il nostro popolo ci lancia un tale segnale, perché di quello si tratta, per dirci “riprendetevi” è agghiacciante. Io sono convinto che il voto ai 5 stelle non è un voto per farli governare, ma un voto per dire a noi “tornate a fare quello che avete sempre fatto”, anche perché mi pare evidente che loro non siano in grado di governare.

 

Il più grande errore del PD negli ultimi dieci anni?

La caduta del governo Prodi nel 2008, e la non elezione di Romano Prodi a Presidente della Repubblica.

Giovani Democratici

Luca Fantini, Presidente dei Giovani Democratici Lazio (foto Facebook)

 

@FedericaGubinel

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Federica Gubinelli