Funerali Casamonica, il mea culpa delle istituzioni

Arriva in pompa magna il mea culpa delle istituzioni. Dopo il funerale scandalo, così definito dall’Osservatorio romano, di Vittorio Casamonica il prefetto Franco Gabrielli in conferenza stampa ha definito le esequie «una vicenda gravissima» ma oltremodo evitabile.

«Le informazioni c’erano, seppure in maniera indiretta le informazioni c’erano. Ma come ho scritto nell’informativa al ministro, non hanno raggiunto i vertici delle strutture che avrebbero potuto assumere decisioni», questa l’analisi del prefetto. Un difetto di comunicazione che è costato alla Capitale un’apertura del Guardian senza contare l’indignazione intera del paese. Insomma un’ammissione di colpe senza se e senza ma quella del prefetto, che non lascia dubbi in sospeso: «È stata una vicenda gravissima, che ha dato l’impressione di una città non controllata in cui certi soggetti hanno potuto fare ciò che volevano, ma lo sforzo delle forze di polizia non è stato vano in questi anni». Tuttavia, ha precisato l’ex capo della Protezione civile: «Non ho mai detto che sarebbero rotolate teste. Se necessario sarà il ministro a farle rotolare». L’ultima parola spetta perciò, con ogni probabilità, al Ministro degli Interni Angelino Alfano, la cui relazione è attesa per giovedì 27 agosto. Atteso anche l’incontro tra il vicesindaco capitolino Marco Causi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, riunione organizzata proprio in vista del Consiglio dei Ministri dove si discuteranno anche le norme in vista del Giubileo.

 

Il tribunale di Roma ha intanto aperto un fascicolo, così convalidando i fermi e comminando gli arresti domiciliari a due protagonisti di spicco della vicenda: Vincenzo e Loredana Spinelli, accusati di aver aggredito una troupe televisiva di Rai 3 a cui avrebbero strappato di mano il cellulare, restituendolo solo dopo aver cancellato la memoria. Insomma un funerale shock, che oltre a riaccendere il furor di patria fa luce su quello spaccato romano a cui purtroppo i cittadini capitolini erano a buon viso abituati da tempo. Un ritratto raccapricciante di Roma che fa mal sperare in termini di soluzioni. Il prefetto per ora si limita ad annunciare solo un nuovo modello di coordinamento delle notizie: «Verrà creato un gruppo di raccordo permanente – ha sottolineato – a cui parteciperanno prefettura, questura, carabinieri, polizia e vigili per definire un ranking delle informazioni, delle notizie che servono, con una griglia che dovrà essere aggiornata ogni volta». A confermare questo cambio di rotta anche il vicesindaco, pronto a lanciare un appello ai cittadini «affinchè si uniscano in questa battaglia» aggiungendo come questa ondata di indignazione in città deve essere la base di un consenso per un’azione repressiva più forte.

Un semplice gap comunicativo, così in pratica lo si è definito. Una svista, un segno di distrazione che però non è nuovo a eventi del genere. Funerali simili battono la periferia romana da trent’anni, senza che vi si costruissero sopra casi mediatici. Se poi al vociare si accostano i fatti, il buco dalle ore 12.00 alle 17.00, tempo utilizzato dagli stessi partecipanti alla cerimonia per  far scoppiare essi stessi lo scandalo, la fregatura diventa doppia. Gabrielli lascia intendere proprio questo: «Molto probabilmente tutti noi siamo stati strumento dei vari Casamonica. Sono stati gli stessi, probabilmente, a veicolare le immagini del funerale visto che non c’era stato neanche un tweet con la notizia. Abbiamo scritto una pagina davvero negativa. Quello che più brucia è non essere intervenuti in tempo». A negare è però Guerino Casamonica, 25 anni, nipote del de cuius: «Non abbiamo chiamato noi le tv e non è vero che i vigili hanno scortato il corteo. Noi i vigili li abbiamo trovati davanti alla chiesa che regolavano il traffico per far passare il corteo, come fanno con tutti i funerali. Non so a chi fa comodo dire che erano d’accordo con noi. Se volevamo davvero fare una sfida allo Stato, staremmo qui a dirti che abbiamo dato mazzette ai vigili per farci scortare il funerale, no? Ma noi i morti non li strumentalizziamo». La vicenda, in definitiva, rischia di trasformarsi in uno sciorinare di congetture, dichiarazioni e controdichiarazioni senza una direzione precisa e senza che se ne capisca il senso. D’altra parte per dirla con Vittorio Sgarbi forse il Casamonica andava processato da vivo, da morto serve a ben poco.

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Federica Gubinelli