Fecondazione eterologa, nuovo ddl

La necessità di regolare con istruzioni precise e divieti la questione della fecondazione eterologa nasce dopo che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la legge 40 del 2004, che vieta in Italia l’utilizzo della fecondazione con donatori esterni alla coppia e che puniva anche i medici che l’avrebbero effettuata. Proprio questa sentenza aveva creato un vuoto legislativo per quanto riguarda la fecondazione eterologa. Ora come ora sono due i disegni di legge presentati sul tema, uno proposto dallo stesso ministro della salute, Beatrice Lorenzin, l’altro, depositato mercoledì 10 settembre dagli ex delle file del Ppi. I due testi non si discostano molto l’uno dall’altro, quello firmato da Fioroni, però, specifica alcuni punti fondamentali in più. Innanzitutto, oltre a stabilire che la donazione di cellule riproduttive è totalmente gratuita e volontaria, ci sono dei divieti di età, infatti per quanto riguarda gli uomini possono donare quelli tra i 20 e i 40 anni, per quanto riguarda le donne tra i 20 e i 35. Una delle novità del testo di Fioroni è la possibilità di utilizzare gli embrioni soprannumerari provenienti da coppie che hanno fatto ricorso alla procreazione assistita omologa. Entrambi i disegni di legge presentati prevedono la creazione di un registro nazionale dei donatori, dove quest’ultimi saranno registrati attraverso un codice, proprio per mantenere l’anonimato. Il ddl firmato da Fioroni, però, lascia la possibilità ai futuri nascituri al compimento della maggiore età, se vogliono, di conoscere il nome del genitore biologico. Un’altra eccezione all’anonimato si ha se si riscontrano dei motivi gravi per la salute dell’embrione. Chi non rispetterà questa regola rischia la detenzione da 3 mesi ad un anno e una multa che va dai 5 mila ai 50 mila euro. Il donatore può determinare fino a cinque nascite, ma si può fare un eccezione con quelle coppie che hanno già usufruito delle cellule del donatore e desiderano un altro figlio con gli stessi gameti.
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Lo stesso Governo dovrà procedere con una certa velocità nel regolare la materia della fecondazione eterologa, soprattutto perché molte Regioni stanno procedendo autonomamente. Un esempio è quello del Veneto che dal primo ottobre farà partire ben 36 centri, tra pubblici e privati e per quanto riguarda i costi, la regione sta pensando all’introduzione di un ticket. Ma non solo il Veneto, anche la Toscana, l’Emilia Romagna, la Liguria e le Marche hanno varato delle proprie delibere e a breve anche Lombardia e Piemonte si apprestano a fare lo stesso.

 

Fonte: Ansa

@donati_flavia

 

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Flavia Donati

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