Febbre rom: le vicende, le reazioni, il problema

Colpa della stampa, dell’emergenza immigrazione o degli slogan elettorali, scatta la febbre Rom. Un’epidemia senza bandiere condita di luoghi comuni e se scongiurato è il rischio ebola, non si può dire lo stesso di una malattia che ci infetta da più di un secolo: l’intolleranza. Immigrazione e rom, rom e immigrati sono i principali problemi degli italiani. Barconi di gente che spaventano più  le pendici del Monte Bianco che i lampedusini. Sindaci che appongono cartelli di divieto di sosta dei campi rom, leader politici che sponsorizzano campagne di smantellamento forzato dei campi, schiere di articoli quotidiani su un’emergenza da capogiro.  Una sbornia collettiva priva di ogni fondamento logico che infesta organi di stampa, quartieri popolari e non popolari, circoli sportivi e ricreativi, oratori, scuole, tutti. Ognuno di noi ultimamente si è trovato di fronte all’esimia riflessione: “ Aiutiamoli a casa loro” oppure “Ci rubano il lavoro”.

L’impennata di temperatura influenzale, il colpo di grazia lo da’ un buontempone, un genio a cielo aperto e purtroppo per lui, fortuna per l’orda di nostrani piloti della strada: rom. Primavalle, periferia ovest di Roma una lancia “Lybra” sfreccia in via Mattia Battistini uccidendo una donna filippina e ferendo otto passanti in attesa di un autobus.  Prove del dna, ricerca spasmodica dei responsabili, è guerra sui numeri: 4, 3, 1 nell’auto. La squadra mobile di Roma indaga e l’imbarazzante retroscena dell’inchiesta arriva persino a rivelare una presunta latitanza (non corroborata da nulla)del o dei responsabili coperta da clan nomadi. E’ caccia ai colpevoli  anche sul web, vengono diffusi dei falsi identikit e tale è il punto di follia che la stessa Questura dovrà intervenire per smentirli, bollando come “non veritiere” le foto e provvedendo alla chiusura del profilo. La febbre non finisce qui, 31 maggio 2015, i giornali diffondo la notizia che un incauto turista russo, il quale in vacanza portava con sé nel portafoglio qualche spicciolo per fare compere, pari alla modica cifra di 16 mila euro in banconote da 500, è stato derubato da due zingare nei pressi di Fontana di Trevi. La tecnica collaudata dalle donne, quella di placcare l’ingenuo turista, ha prevalso sugli sforzi dell’uomo a desistere. La piaga dei rom non smette proprio di mietere vittime, tant’è che sempre il 31 maggio, una mamma milanese si fa forza e racconta a La Repubblica come suo figlio di 14 anni “irretito da un gruppetto di giovani rom” si sia dato al delinquo libero, essa scrivendo: “qualche scemenza di poco conto, poi ha iniziato a vivere nel terrore. Ricatti, gambe bruciate con le sigarette”, un’altra ingenuità di un nostro concittadino a fronte all’indicibile perfidia rom. Vicenda curiosa, come curiosa quella accaduta a Vicenza dove dei rom hanno ben pensato di acquistare a domicilio “una ventina di pizze, bibite e dolciumi” per un ammontare di 200 euro, i cuochi si mettono a lavoro e scrive Il Giornale: “Il fattorino parte per la consegna e al momento di recapitare il proprio carico si accorge che l’indirizzo di destinazione coincide con quello del locale campo nomadi.” E’ shock, fatto sta che consegnate le pizze, la rom-acquirente in questione non pagherà mai il fattorino promettendo di saldare il debito l’indomani e i proprietari talmente scossi corrono dai carabinieri per sporgere denuncia. Una storia triste, raccapricciante quella dei debiti insoluti, reato sconosciuto all’etnia mediterranea ( vedi Merkel). Si potrebbe andare avanti per ore, la rete, la stampa, i telegiornali propinano il bollettino rom-news quotidianamente, facendo il gioco di chi crede che ogni suo male nasca e finisca per colpa degli zingari. Rom che diventa immigrato ogniqualvolta non si è capaci di distinguere, rom come sinonimo di sporco, di povertà, di disagio. Così la panacea di tutti i mali diventano i rom, per dire tutto e dire niente. E’ una febbre a intermittenza quella di chi cerca sempre un colpevole, si spengono e accendono i riflettori sempre sui deboli, sui diversi, su chi ha meno voce degli altri. Un rom non va in televisione a difendersi, Salvini si “accampa” sei ore al giorno sul piccolo schermo per perorare le sue anti-cause.

La speculazione politica e mediatica sul tema, affascina i cittadini perché è semplice, è facile intercettare un nemico e iniziare la battaglia. Andrebbero meglio informati gli italiani, andrebbero raccontate le storie di chi agisce seriamente per aiutare rom e immigrati senza speculazione. Andrebbe detto che vi sono cooperative, associazioni che non rubano portafogli ma che li usano solo per intascare fondi destinati all’integrazione. Andrebbe ricordato che gli stranieri contribuiscono all’11% del Pil sociale, che i delitti di maggiore emergenza sociale (corruzione, concussione, associazione di stampo mafioso, ecc) rappresentano oltre il 50% di tutti i delitti commessi, mentre la Banca d’Italia ha dichiarato che: “La crescita della presenza straniera non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani”. Dati alla mano i rom, gli immigrati non tolgono nulla di quanto noi gli abbiamo già tolto. le politiche anti immigrazioniste, gli interventi militari in Medio oriente, la campagna mediatica di chi attira consenso proponendo soluzioni apocalittiche non intacca rom e immigrati, né risolve i problemi nelle periferie e non ci renderà nemmeno ricchi e felici. Tutto questo ci riporta semplicemente indietro nel tempo, ci mette davanti allo specchio, davanti a chi avremmo giurato di non diventare mai, quelli della “mia” e della “tua” libertà ma si sa che la libertà è una, democratica, di tutti e questo speriamo non cambi mai.

rom

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Federica Gubinelli