Facebook ed emozioni: questione di privacy?

Privacy e social network, in una stessa frase sembra quasi un ossimoro. Da quando Facebook, Twitter, Istangram sono entrati a far parte della vita delle persone il motto principale è “condividere”, condividere anche argomenti personali, belli o brutti che siano. Lo studio condotto dalla società di Zuckerberg sulle emozioni che un determinato post può suscitare su un utente non è piaciuto agli stessi fruitori del social network, creando un certo scompiglio su internet. Ora è stata attirata l’attenzione dell’Information commissioner’s office, il garante della privacy inglese, che ha deciso di aprire un’inchiesta per capire se durante il test sono stati manipolati e usati i dati degli utenti di Facebook. Precisamente questo studio consisteva nel verificare se gli stati emotivi si possono trasmettere anche via web, senza interagire direttamente con gli utenti a seconda dell’umore che avevano in quel momento. Nel 2012 per una settimana, i ricercatori di Facebook, insieme con quelli della Cornell University e dell’Università della Calafornia, hanno alterato l’algoritmo che decide cosa viene mostrato sulla bacheca a quasi 700 mila utenti. Le persone venivano divise in due gruppi, ad uno venivano mostrati messaggi positivi all’altro solo quelli negativi, e gli utenti rispondevano ai post di conseguenza al messaggio ricevuto. Così questo studio ha dimostrato che gli stati emotivi si possono trasmettere attraverso i social network, influenzando le persone in modo inconscio. La polemica è scattata subito dopo che è stato reso noto questo studio, solo alla fine di giugno di quest’anno, infatti c’è il dubbio che una ricerca del genere sia etica e realizzabile senza il consenso dei diretti interessati. Da qui l’interesse delle autorità e del ICO britannico, che potrebbe chiedere a Facebook di pagare una multa da 800mila dollari. Intanto il garante si vuole coordinare con il suo omologo irlandese, visto che a Dublino c’è la sede europea del social network. Sono comunque arrivate le scuse da parte del colosso, ammettendo che forse hanno comunicato in modo errato la questione e ribadendo che per loro la privacy dei loro utenti è importante.
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I problemi di Facebook con la privacy, però, non è una questione solo di questi giorni, sono anni che tra aggiornamenti e policy varie si cerca di proteggere gli utenti. Certo ci sono stati episodi che hanno suscitato qualche perplessità. Nel 2013, ad esempio, un hacker palestinese per dimostrare i problemi di sicurezza è entrato direttamente sul profilo di Zuckerberg alterandolo, dopo che aveva diverse volte cercato di comunicare il problema all’azienda. Oppure quando una dipendente di una società di sicurezza informatica è riuscita a trovare un modo per rendere pubblica la lista di amici anche se privata.
In un mondo sempre più connesso e “always on” la privacy rischia di diventare un optional.

 

Fonti: Ansa

@donati_flavia

 

 

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Flavia Donati

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