Expo 50 sfumature di violenza

Succede ogni volta nel day after di manifestazioni che vedono protagonisti i black bloc. Osanna e extulet contro la violenza, gandhiani della prima ora, giaculatorie e cortei online di indignazione, missionari di pace che il blocco navale sulle coste libiche sì ma le macchine bruciate a Milano no.

La violenza non trova giustificazione e spazio in una società, in una civiltà degna di questo nome. Non c’è però violenza di serie A e violenza di serie B. La violenza verbale, le discriminazioni contro gli immigrati, la frode ai danni dei cittadini, i cyber bullismo a cui ci hanno abituato alcuni soggetti politici (vedi caso Gasparri), la rissa da talk show sono forme, espressioni di violenza sedimentate, socialmente accettate forse perché non bruciano, non imbrattano altro se non le coscienze. Milano è stata assaltata, non dai No Expo ma dai black block. Confondere i due è un insulto alle istanze portate avanti da un gruppo di persone che con dovizia di intenti agiscono sul territorio da ben prima l’apertura dell’evento. I black block non hanno temi, non hanno bandiere, non denunciano nulla. I No expo denunciano il tessuto corruttivo attorno a cui Expo è nata, denunciano il deficit democratico di Expo: nessun organo elettivo ha mai votato pro Expo; denunciano l’ipocrisia di un tema “Nutrire il pianeta-Energia per la vita” che non emargina la speculazione delle multinazionali nel mondo, che non contesta le politiche dell’Agro-industria, degli OGM, delle monoculture e delle sementi ibride e infine denuncia le bugie sul lavoro, lo sfruttamento dei giovani lavoratori, l’ennesima dimostrazione che a competenze non corrisponde un salario adeguato a fronte di un modello occupazionale in dispregio a qualsiasi diritto. Questo è il movimento No Expo, un atto di denuncia, di riflessione, una richiesta forse anche pretesa di risposte. Milano è stata assaltata ai danni di cittadini onesti, ma la reazione stavolta, come ogni volta in occasione di scontri, prescinde da una riflessione proficua e volge nella stigmatizzazione. La classe dirigente dimostra di ignorare comunque e a prescindere qualsivoglia tipo di confronto. Se c’è violenza i temi soccombono ai salamelecchi finto-pacifisti, se non c’è violenza ( vedi la manifestazione degli insegnanti a Roma) i temi soccombono alla più vile indifferenza. Le pleonastiche ed ipocrite dissociazioni politiche alla violenza sono alibi, slalom comunicativi per evitare il confronto, per nascondere violenza dietro altra violenza.

Il bilancio ufficiale a margine degli scontri Milanesi è di 11 agenti contusi, nessun ferito. La Regione Lombardia conta di stanziare un milione e mezzo per riparare alla codardia dei black block. Calcolatrice in mano però, l’impianto corruttivo nato attorno al sito espositivo ha un costo pari ad 11 miliardi di euro. E’ una violenza velata, silenziosa quella di chi sottrae risorse. Non brucia, non imbratta la corruzione, spesso però uccide. Uccide a Genova dove mancano infrastrutture per arginare il Fereggiano, uccide a L’Aquila dove mancarono interventi manutentivi e di messa in sicurezza della Casa dello Studente, uccide a San Giuliano di Puglia 27 bambini e un’insegnate. Cos’è violenza adesso? A voi la risposta.

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@FedericaGubinel

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Federica Gubinelli