Elezioni: no al voto per gli studenti Erasmus

Il Consiglio dei ministri, riunitosi a palazzo Chigi per discutere dell’argomento, ha diffuso una nota in cui si spiega che gli ostacoli nel dibattito sono stati «anzitutto di tempo e di praticabilità e, soprattutto, di costituzionalità nel selezionare unicamente gli studenti Erasmus – escludendo tutti gli altri soggetti che si trovano all’estero per ragioni di studio, ma senza una borsa Erasmus – come nuova categoria di elettori temporanei. La discrezionalità di scelta che eserciterebbe il Consiglio con questa decisione contrasta con i principi di partecipazione democratica, eguaglianza ed effettività del diritto di voto previsti dalla Costituzione». Questa la risposta alle pressioni dell’Unione europea che ha rimproverato all’Italia le norme elettorali percepite come discriminatorie. Dennis Abbot, portavoce della commissione, ha sottolineato: «Gli studenti all’estero sono uomini e donne e non devono essere discriminati. Gli studenti dovrebbero essere trattati esattamente come i soldati in missione e gli insegnanti, non dovrebbero essere svantaggiati e la loro mobilità non deve essere disincentivata».

Il premier Mario Monti, insieme al ministro degli Interni Annamaria Cancellieri e a quello degli Esteri Giulio Terzi, assicura di aver fatto tutto il possibile e che sta lavorando affinché gli studenti Erasmus possano votare per le prossime elezione politiche, ma non per quelle di febbraio. Secondo le recenti stime, il numero degli studenti italiani che risiede temporaneamente in Paesi esteri grazie a borse di studio Erasmus si aggira sulle ventimila unità, mentre quelli che utilizzano fondi di diversa natura arriverebbero a ventiseimila.

Nessuna possibilità di votare per loro, dunque. Le reazioni degli studenti invadono Twitter e Facebook, dove, nelle pagine create per l’occasione, si trovano interventi carichi di delusione ma anche di ringraziamento al Consiglio dei ministri. «Le motivazioni che ci sono state date – scrivono – sembrano più che ragionevoli: non è possibile riuscire a garantire il voto a tutti in tempi così brevi e non è corretto operare ulteriori discriminazioni. Ci sentiamo comunque in dovere di ringraziare per l’attenzione che ci è stata dedicata, anche perché è utile sottolineare che il nostro problema era a monte. Cosa vuol dire ciò? Vuol dire che il problema è la nostra legge elettorale che esclude ampie fasce della popolazione, esplicitamente o implicitamente. La nostra battaglia per i diritti non si ferma qui». E dall’Unione europea ancora rimproveri. È Roberta Angelilli, vicepresidentessa del Parlamento europeo, a dichiarare: «Pur tenendo conto delle motivazioni espresse dal Consiglio dei Ministri, non posso che esprimere rammarico per questa grande occasione persa».

 

Alessandra Corsini

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