Ddl costituzionale: Commissione, “no” senatori a vita

Un nota stonata per il Governo, quella che si è sentita in Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati. Le votazioni che si sono svolte e di esito negativo, fanno rallentare l’iter del disegno di legge sulle Riforme.
Due, apparentemente un numero molto piccolo, ma che in alcuni casi può fare la differenza. È quanto accaduto in Commissione alla Camera, dove per 22 voti a favore e i 20 contrari hanno dato l’approvazione a due emendamenti, uno presentato da Sel, l’altro dalla minoranza del Pd. Tema centrale di entrambi, l’eliminazione della nomina dei senatori da parte del Quirinale che, da quanto prevedeva il nuovo ddl, sarebbero dovuti rimanere in carica sette anni. Attualmente, secondo la Costituzione, il Presidente della Repubblica può nominare cinque senatori a vita, che si vanno ad aggiungere ai 315 eletti dei cittadini. Il nuovo ddl costituzionale prevede di rivoluzionare la struttura del Senato che sarà composta da 100 rappresentati territoriali, i due emendamenti passati faranno sì che non ci siano più senatori a nomina presidenziale. Il Governo aveva espresso parere negativo, ma la svolta decisiva è arrivata dalle file di Forza Italia, precisamente dal deputato Maurizio Bianconi che ha votato a favore. Risulta infatti che se Bianconi avesse seguito le votazioni del suo gruppo il risultato sarebbe stato di parità e in quel caso la prassi vuole che prevalgano i voti contrari. Il rappresentate di FI ha dichiarato che il suo gesto non è stata la volontà di un singolo, ma la voce di altri 17 colleghi che condividono una visione riformatrice lontana dalla maggioranza nazzarena. Emendamenti tecnici o voto politico? Secondo Alfredo D’Attorre, esponente della minoranza del Pd, si tratta dei primi e continua affermando che su questi due punti c’era grandissima condivisione e non si spiega il perché del parere contrario del Governo. Dello stesso parere Francesco Sanna, della maggioranza del Pd, ma che non era presente alla votazione. Oltre a Bianconi, unico di FI, hanno votato a favore degli emendamenti la minoranza del Pd, Sel, M5S e Lega.
Il ministro per le riforme Maria Elena Boschi ha dichiarato che questo risultato non fermerà il cammino del disegno di legge e sarà la stessa aula a confermare o meno questo verdetto. Non ha gradito questa votazione il responsabile delle riforme del Pd, Emanuele Fiano, ritenendo che all’interno di un partito non si manda mai sotto il governo e il suo capogruppo, è come se si trattasse di un patto tra gentiluomini. Il disegno di legge costituzionale ha davanti a sé ancora un altro ostacolo da superare come quello importante dell’articolo 21 sulla platea che deve eleggere il Presidente della Repubblica. Risulta infatti che sono stati presentati degli emendamenti da parte della minoranza del Pd per innalzare il quorum e per far votare anche gli europarlamentari

Fonte: Agi

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Flavia Donati