Dai margini al centro, Bologna apre le porte

Cosa vuol dire vivere ai margini della società e della città? Quali opportunità offre una città come Bologna, al terzo posto tra le province italiane, secondo la classifica dello scorso anno stilata da “ilSole24Ore” per qualità della vita, a chi, dalla vita, non ha avuto molto? E’ possibile una relazione tra territorio, cittadini e servi d’accoglienza? “Porte Aperte” prova a rispondere a queste domande e a porne di nuove realizzando «un percorso culturale che parte davvero dal “basso”»: dalla terra, dalla strada, dal cammino, dalla fatica quotidiana». Ad organizzare il Festival è l‘Associazione di Promozione culturale, senza scopo di lucro, “Naufragi”: un coordinamento di associazioni ed altri soggetti operanti nel terzo settore nel campo del contrasto all’esclusione sociale e della promozione culturale. Il tema che lega i dodici giorni di festival é quello della lotta allo spreco e della valorizzazione delle risorse; uno spreco inteso non solo in senso materiale, relativo ai rifiuti che danneggiano l’ambiente ma, soprattutto, in senso umano e relazionale. Per questo, il Festival “Porta Aperte” porta alla luce e valorizza, tutti quegli spazi, spesso invisibili, della città felsinea, dove ogni giorno uomini, donne e bambini vengono accolti, accuditi, guidati, ascoltati e riconosciuti come persone; ad aprire le porte sono le strutture di accoglienza come Casa Willy, Il Pallone, il Rifugio Notturno della Solidarietà, Il Condominio Beltrame e tante altre che, oltre alla visita delle strutture, organizzano incontri, dibattiti, giochi, spettacoli, laboratori, mostre e occasioni di approfondimento culturale per la cittadinanza. Dodici giorni dedicati alle persone “sprecate” e ai loro luoghi di vita che poi, sono anche i nostri, dodici giorni per cercare di creare un ponte “sul quale e nel quale costruire percorsi di cambiamento e responsabilizzazione reciproci”.

La città dei portici apre quelle porte più nascoste, quelle dove spesso si passa davanti frettolosamente o volontariamente di corsa; Bologna si fa, con questo festival, promotrice di un’idea di accoglienza, non solo assistenzialista e di buon cuore ma anche utile allo sviluppo del territorio e della comunità. I centri di accoglienza, possono diventare «spazi di incontro, di conoscenza, di scambio e di reciproca contaminazione» tra chi vive nel benessere di una città come Bologna e chi vive la città come un fantasma, nascosto e trasparente anche al centro di Piazza Grande.

Qui il PROGRAMMA del Festival

@DeCanistra

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