Cybercrime, gli hacker puntano ai bitcoin

I Bitcoin sono una moneta digitale creata nel 2009 da un certo Satoshi Nakamoto, che è lo pseudonimo di un illustre sconosciuto, tanto che ancora non se ne conosce l’identità. Il nome “bitcoin” si riferisce sia alla moneta, quando è scritto con la lettera minuscola, che al software, quando si trova con la maiuscola. La rete consente di trasferire e possedere in modo anonimo delle monete (virtuali), l’utente dispone di un portafoglio digitale dove tenere i propri bitcoin e i dati essenziali per la registrazione possono essere salvati su uno o più computer. C’è anche la possibilità di lasciare la moneta a terze parti che hanno funzioni simili ad una banca. I bitcoin possono essere trasferiti via internet solo tra chi possiede un “indirizzo bitcoin“. Il fatto che non ci sia un ente centrale rende impossibile ad autorità governative e non di bloccare la rete. Negli ultimi anni i bitcoin hanno riscosso un notevole successo, tanto da arrivare nel 2013 ad avere un valore di 1.200 dollari.
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È a questo punto che i cyber criminali iniziano a vederci un potenziale e facile guadagno. Secondo l’indagine di Kaspersky Lab, i malware (software creati solo per recare danni) soprattutto in ambito finanziario sono cresciuti di numero, e quindi gli attachi sono aumentati raggiungendo quasi gli 8,5 milioni in totale. Naturalmente l’operazione più semplice e più ovvia per i pirati informatici è quella di prelevare i “file portafoglio” delle vittime, perché molte persone salvano le proprie credenziali per accedere a Bitcoin sul proprio computer in formati non protetti. Gli hacker sfruttano questa debolezza e si prendono il “malloppo”. Questa è solo una delle principali categorie di malware creati per attaccare Bitcoin. Lo studio di Kaspersky ha analizzato più di 30 campioni di malware, tutti in ambito finanziario, tanto che alcuni di questi hanno portato la piattaforma Mt.Gox al fallimento. Nove in particolare, però, sono stati creati proprio per attaccare Bitcoin. Infatti un altro metodo importante tra i malintenzionati è quello di creare un programma per intaccare il software bitcoin. Il mal capitato installa sul proprio computer il software che al suo interno ha un virus che ha lo scopo di infettare il programma di Bitcoin, così il cyber criminale ha la possibilità di reperire tutti i dati che gli servono. Questa tecnica non è ancora molto diffusa tra i pirati informatici, ma sta lentamente prendendo piede. Infine, risulta dall’indagine di Kasperky Lab che i malware creati appositamente per intaccare la sicurezza di Bitcoin nell’anno 2013 hanno rappresentato il 29% di tutti gli attacchi informatici di tipo finanziario.

Fonti Kaspersky Lab, Wikipedia

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Flavia Donati

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