Cronache notturne tra droga e alcool

In questi mesi estivi passati abbiamo assistito a molti drammi riguardanti il mondo della notte e dei giovani e il crescente abuso di alcool e droghe. Il fatto che ha scatenato maggiori polemiche è stata la chiusura della famosa discoteca della riviera romagnola, a Riccione, il Cocoricò, meta di moltissimi clubbers adoranti la musica techno.

 

L’idea generale diffusa è quella secondo la quale chiudendo il luogo in cui girano le droghe, si risolve anche il problema droga in sé stesso, ma in realtà è semplicemente una copertura per non affrontare il problema alla radice. Se oggi, la nostra società è abituata ad attuare dei provvedimenti seri, solo nel momento in cui si ritrova davanti al fatto compiuto, ovvero la morte di un ragazzo minorenne, ciò significa che comunque rimane in silenzio a guardare nell’attesa che la prima vittima smuova le coscienze. Forse, invece, si dovrebbe cercare di arginare l’abuso, partendo dai luoghi di spaccio, apportando maggiore vigilanza e vietando a chi è minorenne l’ingresso in grandi club dove la musica che si propone non è musica da sala, ma musica che è indirizzata ad un determinato e specifico pubblico, amante della notte, dei club e della musica techno.

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L’idea che emerge da tutta questa situazione è quella per cui il ragazzo che esce per andare a ballare non ha più in testa la condizione di dire “esco e mi diverto con i miei amici in compagnia”, ma prende in considerazione tutta una preparazione, prima di arrivare al locale, che in alcuni casi comprende droga e alcool, per riuscire a vivere il divertimento nella sua accezione totale, per sentirsi “forti” rispetto al sistema, per andare contro le regole della società e della morale, e perché no per ballare ininterrottamente senza avere nella mente alcun pensiero angoscioso se non quello di ascoltare dentro di se i battiti della musica. Ovviamente tutto ciò non può giustificare l’assunzione o abuso di alcool e droghe varie, ma vuole essere un monito per capire il motivo in realtà per il quale si arriva a farlo. Succede così che un ragazzo di 17 anni si ritrova morto, per essere andato a ballare una sera come tante, niente di più e niente di meno. Chi frequenta il mondo della notte, in realtà, sa perfettamente che c’è una facilità assoluta nel reperimento di sostanze stupefacenti, c’è per così dire un “circolo vizioso” all’interno delle stesse discoteche per cui un’ipotetica ragazza immaginaria, che chiameremo Livia, sa già come comportarsi. Livia si prepara per andare a ballare, si veste, prende la macchina, si incontra con le amiche in un bar e prende il primo cocktail o shot. Poi passa al secondo, poi al terzo e poi si dirige verso il locale. Poi si mette in fila, chiacchiera, si diverte, poi finalmente entra e nel ticket di entrata ha compreso un cocktail. Si reca al bancone del bar della discoteca, pochi minuti dopo essere entrata e si beve un Negroni. Poi inizia a ballare con i primi accenni di alcool che fanno effetto e la fanno sentire disinibita e allegra allo stesso tempo. Poi continuando a ballare incontra un amico che non vedeva da tempo, si salutano e scambiano due chiacchiere insieme. Poi l’amico la invita in bagno e le dice di provare un po di “roba” davvero buona; Livia dentro di sé sa che sta sbagliando, ma in fondo, si dice, per una sera non può accadere nulla, è euforica per la musica, per la serata allettante che le si presenta e perché in fondo questo amico un po’ le piace anche, e per non tirarsi indietro decide di provare.

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Finisce tutto lì ma, ormai, inconsapevolmente è entrata in un circolo vizioso, perché anche se la mattina dopo ha un fortissimo mal di testa e le fanno male le ossa per quanto ha ballato, sicuramente non ha pensato a tutti i problemi che le mettevano ansia la sera precedente, anzi li ha proprio dimenticati. Ma Livia non sa che quello è il suo primo sabato di tanti altri sabati e che poi ci sarà la discesa totale. Questo racconto immaginario serve per far capire che la libertà di scelta è forse una delle poche cose che ancora distingue l’essere umano. Il libero arbitrio di dire no, dovrebbe far capire che l’andare oltre e lo “sballarsi” non sono privi di conseguenze, ma anzi, diventano conseguenze croniche e deleterie. Forse dovrebbero esserci maggiori campagne di sensibilizzazione che facciano capire a cosa conduce la droga, o forse semplicemente la società in cui viviamo dovrebbe smettere di fare come gli struzzi e nascondere la testa di fronte al degrado.

 

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chiara caproni

Sono laureata in filosofia. Da quando andavo alle elementari mi sono sempre sentita dire che ero polemica, e ora che ho 28 anni lo sono ancora di più e ne vado fiera. Amo profondamente la mia famiglia e sono sempre dell'idea che si vive per amare. Fantasiosa e razionale convivo con una personalità doppia, che mi fa essere la persona più comprensiva del mondo, ma anche la più stronza. Credo che la maggior dote dell'essere umano sia saper ascoltare! -I love animals, write, and eat red velvet cake-