Convenzione di Istanbul: è legge

Adottata da Istanbul nel 2011, ratificata dall’Italia nel giugno 2013, la Convenzione di Istanbul sulla “prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica“, oggi é legge. Il documento, promosso dal Consiglio d’Europa, firmato da 32 Pesi e ratificato da 13, é il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante per gli Stati, relativo al fenomeno della violenza di genere. Le strategie proposte dalla Convezione al fine di contrastare ed eliminare il problema, possono essere riassunte in tre parole chiave, le 3 P: Prevenzione, Protezione, Punizione. Il documento non lascia quindi spazio a teorie e ipotesi ma vuole creare una struttura solida e concreta sulla quale i Paesi possano legiferare e realizzare azioni strategiche per la lotta alla violenza sulle donne e sulle bambine; all’Art. 1 del Capitolo I della Convenzione di Istanbul, si legge quanto segue: “La presente Convenzione ha l’obiettivo di: proteggere le donne da ogni forma di violenza e prevenire, perseguire ed eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica; contribuire ad eliminare ogni forma di discriminazione contro le donne e promuovere la concreta parità tra i sessi, ivi compreso rafforzando l’autonomia e l’autodeterminazione delle donne; predisporre un quadro globale, politiche e misure di protezione e di assistenza a favore di tutte le vittime di violenza contro le donne e di violenza domestica; promuovere la cooperazione internazionale al fine di eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica; e sostenere e assistere le organizzazioni e autorità incaricate dell’applicazione della legge in modo che possano collaborare efficacemente, al fine di adottare un approccio integrato per l’eliminazione della violenza contro le donne e la violenza domestica“.

 

Ma cosa manca ora all’Italia per iniziare a fare? Qualcuno -in particolare i grillini che hanno realizzato una petizione online in merito- risponderebbe un ministro, perché il premier Renzi non ha mai assegnato la delega delle Pari Opportunità e per molti sembra che, non avere una figura politica di riferimento, sia il vero freno di molte azioni in sospeso quali la realizzazione del “Piano nazionale antiviolenza”, il “Piano d’azione biennale per la disabilità”, la risoluzione delle controversie tra UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali – e MIUR, il blocco delle politiche sui congedi di maternità e paternità. Aspettiamo e ci auguriamo allora che, l’entrata in vigore della Convezione, permetta a chi ha il potere di legiferare, di aprire ancora di più gli occhi su un problema fin troppo evidente e che l’impegno contro la violenza di genere non sia più solo opera di qualche associazione ma sia parte del nostro essere cittadini.

@DeCanistra

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