Continua l’incubo per i giornalisti in Messico

L’ultimo caso di violenza contro esponenti dei media ha avuto luogo mercoledì 17 luglio nello Stato di Oaxaca, dove è stato trovato il corpo senza vita di Alberto López Bello reporter del giornale locale Imparcial. Il giornalista era già stato arrestato, nel mese di maggio, dalla Polizia Statale per essere stato sorpreso a fotografare dei messaggi inerenti casi di narcotraffico e adesso si sta cercando di capire se la sua morte abbia lo stesso movente della detenzione, ovvero l’esercizio della professione giornalistica. Oaxaca occupa il quinto posto nella macabra classifica dei luoghi più colpiti dalle aggressioni a danno dei giornalisti, oltre ai numerosi problemi che lo Stato deve affrontare quali l’ingovernabilità, l’alto tasso di povertà e di analfabetismo, la corruzione burocratica e politica. Adesso la zona si trova, per l’ennesima volta, presa d’assalto dalle autorità della Giustizia Federale e dalla Commissione dei Diritti Umani con il fine di chiarire l’accaduto dello scorso 17 luglio.
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Alla luce di questa continua tortura che interviene per ‘premiare’ giornalisti e persone impegnate nell’ambito sociale, quando svolgono nella maniera più brillante ed efficiente il proprio lavoro, ci si chiede quale sia l’effetto della Legge sulla Protezione dei Giornalisti sopraccitata e, soprattutto, se questa effettivamente abbia portato a qualche risultato positivo. A un anno dalla pubblicazione di questo testo, pubblicato il 25 giugno del 2013 nel Diario Officiale della Federazione, il cosiddetto Espacio Osc (ovvero l’aggruppamento delle varie Organizzazioni della Società Civile impegnate nella difesa dei diritti umani, della salvaguardia dell’ambiente, dell’istruzione e dell’assistenza sociale a favore delle persone più bisognose) ha effettuato un resoconto di ciò che non è stato rispettato dalla legge. Da questo sono risaltati vari problemi rilevanti, quali la mancanza, durante quest’anno di vigenza del testo, di un sostegno politico e istituzionale e di un personale sufficiente a realizzare le attività necessarie al corretto funzionamento della legge. Finchè dunque l’intera Repubblica non inizia ad assumersi le proprie responsabilità, il Messico continuerà a essere il luogo più rischioso per quelle persone che della conoscenza, della verità e della solidarietà ne fanno degli impegni quotidiani e delle ragioni di vita.

di Ilaria Francesca Petta

Fonti: http://imparcialenlinea.com/portal/?mod=nota&id=26649&cat=politica

http://www.milenio.com/cdb/doc/noticias2011/4f4197eb867c4b5ee9b581a492e87a29

http://www.informador.com.mx/mexico/2013/468725/6/atentados-a-la-libertad-de-expresion-aumentan-46-con-pena-nieto.htm

 

 

 

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Ilaria Francesca Petta

Più di là che di qua, nel senso metaforico...ma anche letterale. Classe 1986, nasco sotto il segno dei gemelli, di cui sono una chiara rappresentazione. Senza terra sotto ai piedi, con uno spiccato senso internazionalistico, credo che l'Italia sia un Bel Paese in declino, legato ancora a un glorioso passato. Laureata in lingue e traduzione, mi sono immersa in questa odissea, chiamata giornalismo, a 26 anni..forse tardi, ma assicuro che sto recuperando in pieno. Masterizzata in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali girovago come tirocinante, al momento nella Commissione europea a Roma.

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