Chi saranno gli anziani digitali

Vissuti in un limbo dove le tecnologie apparivano come meccanismi di distrazione di massa, ora anche i non nativi dell’era digitale stanno prendendo consapevolezza che i dispositivi, oggi di uso comune per i giovani, potrebbero rivelarsi utili supporti per le pratiche quotidiane.
Dimentichiamo dunque nonni che inorridiscono di fronte ad un Tablet o che perdono l’orientamento tra le cartelle del desktop: se abbiamo una generazione immersa nel digitale, necessariamente anche gli avi in qualche modo hanno subito l’avvento della tecnologia pur essendo cresciuti in un ambiente tutt’altro che multimediale.
Se fino ad oggi l’offerta tecnologica si è orientata maggiormente a soddisfare i bisogni di un trend relativamente giovane, evidentemente questa consuetudine va ripensata in base alle necessità dei nonni digitali o per lo meno bisogna fare in modo che anche loro subiscano una sorta di alfabetizzazione digitale.
Di questo gap si è occupata, in tempi neanche troppo recenti la didattica moderna, analizzando la questione dei nativi digitali differenziandoli dagli immigrati digitali, ovvero coloro che hanno acquisito una sorta di avvicinamento alla realtà multimediale in età più avanzata, con lo scopo di proporre uno svecchiamento dei metodi di apprendimento. La differenza tre le due generazioni in quest’ottica risiede nella conservazione da parte dei nativi di quelle abitudini non digitali. Semplificando, gli immigrati non sono residenti nell’era digitale, ma cercano di capirla, di adattarsi e tentano man mano di adottare gli aspetti della tecnologia di cui hanno colto potenza e funzionalità facendo però fatica a liberarsi di quelle abitudini non digitali come ad esempio lo stampare mail per leggerle meglio, effettuare ricerche non direttamente in rete o l’uso delle tecnologie di comunicazione istantanea in modo non spontaneo.
Una riflessione in questo senso è quella emersa dai recenti studi dell’ Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano che evidenzia come i trend a cui il mondo della tecnologia dovrà riferirsi stanno cambiando. Il responsabile Mariano Corso afferma infatti che: “La fascia più anziana della popolazione sia ancora poco avvezza all’utilizzo del mobile, soprattutto in ambito sanitario rispetto alla media della popolazione. Il gap, tuttavia, è destinato a ridursi nei prossimi anni”. Inoltre “Tablet e smartphone sono ormai entrati nella vita quotidiana e lavorativa dei cinquantenni che, molto probabilmente, nel prossimo futuro utilizzeranno questi nuovi dispositivi anche per accedere ad app per monitorare il proprio stato di salute o per fruire dei servizi digitali offerti dalle aziende sanitarie, come la prenotazione online di visite o esami e il download dei referti” aggiunge Corso. Secondo la ricerca condotta dall’Osservatorio, ad oggi, il livello di utilizzo da parte degli italiani di app per smartphone riguardanti la salute ,il benessere, lo stile di vita è mediamente del 16% nell’ultimo anno. La percentuale scende al 9% invece se si considera la fascia più anziana di popolazione. Servizi come il download dei referti sono allo stesso modo utilizzati in modo differente in base all’età: il 6% dei più anziani rispetto al 14% della media nazionale; stessa cosa vale per l’utilizzo dei dispositivi mobili per accedere alle informazioni di un’azienda sanitaria o ai servizi digitali. Ciò non toglie che gli over cinquantacinque che utilizzano abitualmente la rete e i dispositivi mobili per le azioni quotidiane siano in aumento. Conseguenza ultima e auspicata è che anche i servizi a loro destinati dovranno via via ottimizzarsi. 

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Maria Chiara Pierbattista