Cannabis: legale, illegale o tollerata

Che sia un piano di sopravvivenza studiato ad hoc da Andrew Cuomo per prendersi un respiro intorno ad un circondario sempre più progressista e che riguarda una questione che da anni lo attanaglia è tutto da vedere, ma dalla prossima settimana qualcosa dovrebbe cambiare anche nella città più popolata degli Stati Uniti e a seguire, per logica, anche nei suoi cinque distretti. Ben lontano comunque dai principi ludici del Colorado che consentono ai residenti un consumo libero giornaliero di poco inferiore ai 30 grammi con annessa possibilità di far fiorire un numero massimo di sei piantine rigogliose nel giardino dei sogni, Cuomo strizza gli occhi, si accende di rosso pompeiano pronto a scoppiare e gesticola un acerrimo no. No all’uso ricreativo, no all’uso medico standard come ha ritenuto opportuno Los Angeles e no alla somministrazione per patologie considerate disturbi minori. L’accesso a tali trattamenti dunque, una volta approvata la legge, verrà riservato a quei pazienti affetti da malattie gravissime.

Ma il primo Paese al mondo ad aver fatto il vero salto nel buio è l’Uruguay, con la legalizzazione assoluta della cannabis per motivi sperimentali. Il presidente dello Stato sudamericano José Mujica ne fa una questione di probabilità. Più predisposti al cambiamento, più inclini alla semplicità anche logistica, i sud americani vedono di buon occhio la possibilità di rallentare così il narcotraffico perché – sostiene Mujica – l’essere umano è l’unica creatura che agisce contro se stesso: sa che fumare fa male, eppure fuma. E poi, tappa dopo tappa c’è l’infinito affaire Olanda, che si dichiara tollerante senza legalizzare ma che permette di incassare allo Stato oltre 400 milioni di euro l’anno. Una macchina da soldi sorprendente che gode sulle imposte pagate da questo commercio e non dal consumo diretto: niente da ridire. Sono invece quei luoghi cult nel mondo per l’uso della cannabis a subire leggi severissime, in contraddizione con il biglietto da visita che espongono soprattutto ai fini turistici. La marijuana nonostante tutto rimane l’allucinogeno, lo stupefacente più chiacchierato di tutti i tempi, in perenne crisi di identità, mai con una connotazione propria. Fino a quando un uomo sudamericano, molto discusso, ha deciso di darle un’identità, e da lì ripartire.

 

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Nicoletta Renzetti

editor di ld24 cronaca di roma..eee

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