Bullismo: dilaga la violenza del “branco”. Nelle scuole partono progetti di prevenzione

Bullismo, ancora. “Mi sono sentito una nullità a rivedermi. Non l’ho fatto per fare il bullo. È una cosa che succedeva quotidianamente: banchi che volano, urla e di tutto. E tutti i compagni mi incitavano”. Parla così, in un’intervista ad Andrea Agresti, il 15enne dell’Itc “Carrara” di Lucca, protagonista del video in cui un professore di italiano e storia viene umiliato e minacciato da sei ragazzi: “Lei non ha capito nulla. Si inginocchi”. Bocciature e sospensioni sono i provvedimenti presi dalla scuola nei confronti dei bulli, i quali – anche quelli non ammessi agli scrutini – dovranno svolgere i compiti a casa. Il ragazzo intervistato da Le Iene ha dichiarato di essere stato anche denunciato: “Ho fatto delle cose che se ci penso ora non le farei. Ora la gente mi riconosce come se neanche avessi ucciso una persona! Ogni due minuti c’avevo qualcuno che mi minacciava, anche adulti”. E mentre lo studente di Lucca si trasforma da carnefice in vittima, a Lecce il ragazzo coinvolto nel video choc che lo ritrae mentre, in classe, spintona e minaccia con una sedia un compagno 17enne, fino a metterlo all’angolo, si sente “troppo turbato” per presentarsi a scuola. Dopo aver chiesto scusa, si fa venire a prendere perché “incapace di reggere gli sguardi degli altri studenti”, troppo turbato dal clamore suscitato dalla vicenda rispetto ai tempi in cui, in gruppo, utilizzavano la maglietta del compagno per pulire la lavagna.

 

E allora viene da chiedersi: cosa è successo ai lupi del branco? Che sia ironia della sorte o, per dirla in stile dantesco, legge del contrappasso, è evidente che, se il lupo diventa pecora, nel gioco dei ruoli qualcosa non è andato secondo i piani. Quando si parla di bullismo si tende ad evidenziare come le vittime siano soggetti ritenuti deboli, incapaci di difendersi, spesso “non all’altezza” di situazioni ridicole e surreali create dagli stessi aguzzini. Che siano ragazzi introversi per natura o che lo diventino per la paura di parlare, i loro silenzi mettono alla prova i genitori, investiti del non facile compito di aprire quelle gabbie invisibili, fatte di insicurezze, paure e convinzioni sbagliate, costruite intorno ai figli con parole e gesti violenti. Un più o meno inconsapevole e quotidiano lavoro certosino, quello dei bulli, che utilizza strumenti fisici e non, e arriva a logorare l’anima, disarmando le vittime e spogliandole di qualsiasi tipo di difesa. E nella guerra dei ragazzi contro altri ragazzi non ci sono vincitori, ma solo vittime di quell’irrazionale slancio verso l’omologazione dove il cinismo dei più giovani prende forma, li porta in alto e poi li lascia cadere giù, nella più bassa delle condizioni, quella di subire il giudizio degli altri, di rivedersi in un video e sentirsi “una nullità”, confusi, colpevoli, prigionieri a loro volta di quelle stesse gabbie che costruivano intorno a quelli che ritenevano più deboli di loro. Ed è qui che il lupo diventa pecora.

 

E ancora per ironia della sorte, è curioso come i social network, l’arma più utilizzata dai bulli contro i bersagli facili, siano lo specchio sociale per eccellenza, quello che mette “i lupi” di fronte alla loro debolezza, e, con un po’ di visualizzazioni, li sminuisce ai loro stessi occhi. In un recente episodio di cyberbullismo, avvenuto a Firenze, un incontro con la polizia postale all’interno dell’istituto scolastico ha dato ai ragazzi il coraggio di raccontare le persecuzioni subite via web ad opera di un compagno che faceva circolare nelle chat fotomontaggi offensivi. Considerate le attuali dimensioni del fenomeno, oltre alla polizia postale e alle associazioni di volontariato, sono molte le forze in campo che si adoperano per affiancare il personale docente. A seguito del caso di Lucca si è tenuto un vertice in questura, al quale sono intervenuti Polizia, Carabinieri e Provveditorato agli Studi delle Province di Lucca e Massa Carrara, ed è stato presentato un progetto in virtù del quale gli insegnanti e i dirigenti che ne faranno richiesta potranno avere poliziotti e carabinieri nelle classi.

 

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Ramona Bastiani

Io so di non sapere, diceva Socrate, ed è questo che mi spinge ad incamminarmi su sentieri inesplorati. Da sempre appassionata di classici greci e latini, mi laureo in...lettere, diranno i lettori...e invece no: giurisprudenza. Armata di pazienza e di coraggio, dritta verso l'ostacolo: il concorso in magistratura. Nel frattempo, pratica forense e tirocinio al Tribunale penale si sono presi il loro spazio. Mi piace esprimermi, in qualsiasi forma, se non esiste la invento. Parlando, ballando, facendo shopping, suonando la fisarmonica, interpretando norme di legge o scrivendo versi in rima, io devo dire la mia. Quale occasione migliore del giornalismo? Mentre mi godo le mie metamorfosi, non rinuncio alla pizza e alla zumba.