Beni confiscati all’amico della Banda

L’Autorità Giudiziaria, infatti, ha constatato che Ivo Fiorani -pluripregiudicato che vanta un curriculum con oltre 66 condanne definitive e altre per le quali é ancora in attesa di giudizio dal 1996 ad oggi- vive dei ricavi derivati dalla sua intensa carriera criminale, lunga circa quarantasei anni. Furti, truffe, rapine, appropriazione indebita, traffico di stupefacenti, estorsione, gioco d’azzardo, insolvenza fraudolenza, lesioni, porto abusivo di armi, sequestro di persona (per il quale é stato assolto): sono solo alcuni dei reati commessi da Fiorani, in diverse parti dell’Italia come Roma, Latina, Civitavecchia, Rieti, Firenze, Perugia, Spoleto, Brescia, Alessandria, Sanremo. Un uomo che ha già vissuto periodi di carcerazione e subito misure di prevenzione della sorveglianza di Pubblica Sicurezza, ma che non ha mai interrotto i suoi rapporti con il mondo criminale e le sue attività illecite.

Nel provvedimento di confisca emesso dal Tribunale di Perugia emerge l’intenso rapporto personale che Ivo Fiorani, tra gli anni Sessanta e Settanta aveva con il clan dei Marsigliesi e con Enrico “Renatino” De Pedis, boss della Banda della Magliana, il suo cassiere Enrico Nicoletti e il faccendiere Flavio Carboni; rapporti così stretti, da portare nel 1985 all’arresto di Fiorani per sequestro di persona a scopo di estorsione ed omicidio, poi assolto, e nel1993 a un ulteriore arresto, proprio nell’ambito di un’indagine che vide coinvolti molti personaggi della Banda della Magliana. La sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Perugia ha disposto la confisca diretta dei beni e non il sequestro preventivo. Gli immobili sono stati assegnati all’Agenzia Nazionale per la gestione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, al fine di prevederne il riuso sociale. Attualmente Fiorani resterà nella casa confiscata, che dovrà abbandonare in caso di ordinanza di sgombero e comunque quando la misura sarà definitiva; inoltre, vista la nota capacità dell’uomo nel compiere illeciti, il tribunale ha imposto l’obbligo di dimora a Trevi per i prossimi cinque anni.

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