Adozioni, via libera a ricerca dei genitori naturali

Protagonista di questa vicenda è Mariagnese Bellardita nata nel 1955 e immediatamente affidata a un istituto religioso nel Bergamasco per poi essere adottata alla tenera età di dieci mesi da una coppia siciliana. Il padre e la madre adottivi decidono di non raccontarle nulla del suo passato, né da bambina né da adulta. A svelarle poi una mezza verità sulle sue origini è una zia, da questo momento Mariagnese inizia le ricerche e scopre che i genitori biologici, quando l’hanno abbandonata, erano molto giovani e avevano solo 16 e 14 anni.
Lo scorso 26 agosto, dopo anni di inutili appelli e tentativi di conoscere il nome della madre, arriva la “svolta”: la decisione del Tribunale che mette in crisi e scardina il divieto sancito dall’articolo 28 della legge 184. “Il tribunale di Firenze si muove personalmente per la ricerca anche se la limita alla volontà dell’eventuale madre naturale a conoscere la figlia”, spiega Emilia Rosati, fondatrice del “Comitato nazionale per il diritto alle origini biologiche” che da anni assiste e supporta la signora Mariagnese.

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L’ordinanza del Tribunale di Firenze non cade dal cielo ma si inserisce in un discorso più ampio. Tempo addietro, infatti, la Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo affermando il principio secondo il quale “non si può vietare ad un figlio adottivo di risalire ai genitori naturali”, aveva stabilito che la normativa italiana prevista nell’art. 28 della legge 184 del 1983 avrebbe dovuto essere rivista. Si tratta, ancora, dello stesso principio sul quale si era basata la Corte Costituzionale, quando alcuni mesi fa aveva dichiarato l’incostituzionalità della legge 184, a seguito della quale sono state depositate quattro proposte di legge, senza però che il Parlamento sia ancora riuscito ad approvare una norma che regoli questa delicatissima materia. In Parlamento sono, comunque, state depositate quattro proposte di legge che mirano a modificare la normativa esistente, in modo da proteggere meglio il diritto di chi e’ stato abbandonato di poter conoscere in forma anonima le proprie origini o, dove il genitore acconsenta, la sua identità.
Il Comitato Nazionale per il diritto alle Origini Biologiche, con sede a Napoli, si propone di promuovere e sostenere tutte le iniziative finalizzate alla modifica delle normative che non consentono ai figli adottivi non riconosciuti di accedere alla conoscenza delle loro origini. Il Comitato fin dal 2008 si impegna in maniera costante e continua nella realizzazione di eventi ed incontri e nella pianificazione di ogni tipo di attività atte a sensibilizzare le istituzioni sul diritto alla conoscenza delle origini biologiche, al fine di equiparare l’Italia alla grande maggioranza degli Stati europei che prevedono il pieno diritto del figlio adottivo di conoscere i propri genitori biologici, fin dal raggiungimento della maggiore età.

 

 

 

 

 

 

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Federica Casciato

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