LA TUTELA DEI COLLABORATORI

In realtà si tratta di un intervento legislativo che va di fatto a confermare quanto già affermato dalla prassi.
La circolare 5/2011 del ministero del Lavoro, infatti, facendo riferimento allo stesso articolo 29 della legge Biagi (che utilizzava genericamente il termine “lavoratori”) aveva indicato come beneficiari delle tutele poste dal regime della responsabilità solidale non soltanto i lavoratori subordinati ma anche gli altri soggetti impiegati nell’appalto con diverse tipologie contrattuali, come i collaboratori a progetto e gli associati in partecipazione.
Anche l’Inps, nella circolare 106/2012, aveva ribadito lo stesso principio, consistente nell’obbligazione in solido che il committente imprenditore o datore di lavoro ha con l’appaltatore, e con gli eventuali subappaltatori, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e contributivi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del lavoro, entro due anni dalla cessazione dell’ appalto.
Il decreto 76/2013 comporta oggi la solidarietà anche in relazione ai compensi e agli obblighi di natura previdenziale e assicurativa nei confronti dei lavoratori autonomi.
Con la circolare 35/2013, il ministero del Lavoro ha invece chiarito che il riferimento della norma si limita ai collaboratori coordinati e continuativi e ai collaboratori a progetto impiegati nell’appalto, e non anche ai lavoratori autonomi che sono tenuti in via esclusiva ad assolvere i relativi oneri.
Anche questi soggetti godono dunque delle tutele già previste per i lavoratori dipendenti: la prima riguarda il compenso, l’altra è di natura contributiva.
Quest’ultima nell’ipotesi dei lavoratori cosiddetti parasubordinati, si traduce nell’obbligo di versare la contribuzione alla gestione separata, laddove sia dovuta.
Chi appalta deve quindi rispettare i presupposti di legge, anche per evitare rivendicazioni dai lavoratori impiegati nell’appalto: questi, infatti, possono proporre azione diretta nei confronti del committente perche risponda in solido con l’appaltatore, e con gli eventuali subappaltatori, dei trattamenti retributivi e previdenziali dovuti.
Il limite temporale di due anni per far valere la responsabilità solidale per il pagamento dei debiti è un termine di decadenza per l’esercizio dei relativi diritti,sia per i lavoratori, sia per gli enti previdenziali.

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Avv. Oreste Carracino

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