La Corte di Cassazione scende in campo contro lo shopping.

 

La Ctu ordinata dal giudice di merito aveva  si evidenziato che la donna era affetta da un disturbo della personalità, ma, che tale disturbo anche se  acclarato,  non escludeva l’addebito della colpa alla donna nei termini dell’intollerabilità della convivenza.
La consulenza tecnica d’ufficio ha costituito  un elemento fondamentale per la decisione del Supremo organo. Evidenziando l’istinto irrefrenabile della signora a comprare, capi di abbigliamento,accessori, monili, con una tensione crescente è stata altresì  accertata la circostanza che la stessa rubasse ai familiari e a terzi pur di soddisfare questa bramosia.
La donna risulta essere in possesso di tutte le facoltà mentali e non ha nessun problema a relazionarsi con il prossimo e a orientarsi nel tempo e nello spazio. Essendo stata quindi, affermata la piena imputabilità della donna, la Cassazione,  ha ritenuto i comportamenti tenuti dalla stessa come violazione dei doveri matrimoniali secondo quanto stabilito dall’articolo 143 del codice civile.

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Redazione Parolibero

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