Il difetto di nullità della sentenza che riproduce l’atto di parte

Se una sentenza, nelle motivazioni ricalca il contenuto di un atto di parte senza aggiungere niente di “originale” non può essere considerata nulla. Il caso di specie riguarda una sentenza che riprendeva le controdeduzioni depositate dall’agenzia delle Entrate nel giudizio di appello.

Con la sentenza n. 642/15, le Sezioni unite, hanno espresso un principio generale, secondo cui un verdetto fotocopia possa essere sintomo di un difetto di imparzialità del giudice, sempre che «risultino attribuibili al giudicante ed esposte in maniera chiara, univoca ed esaustiva, le ragioni sulle quali la decisione è fondata».

Osservano le Sezioni Unite che nell’attuale codice di procedura, non sia presente una sola norma che imponga al Giudice l’originalità nei contenuti o nelle modalità di esposizione della sentenza emessa.

Le Sezioni evidenziano che le pronunce dell’Ottocento o dei primi decenni del Novecento venivano redatte «in maniera ampollosa e spesso caratterizzate da sovrabbondanza di lessico, enfasi declamatoria, eccesso di astrattezza». A tal punto da essere comprensibili solo a una ristretta cerchia di persone e da rendere evidente la distanza linguistica tra il “palazzo” e la “piazza”.

Viceversa, con il Codice di procedura, viene messo l’accento sulla necessità di produrre motivazioni concise e che non eccedano la funzione del giudice, comprendenti essenzialmente le ragioni delle decisioni assunte senza la necessità di manifestazioni di capacità argomentative e retoriche.

Le Sezioni Unite, dunque, chiariscono che non si pone un problema di originalità o paternità con riferimento alle modalità di espressione e ai contenuti utilizzati nella motivazione della sentenza.

Quello che deve essere messo in rilievo in un sentenza, dunque, è il giudizio e l’individuazione delle argomentazioni che la sostengono e che esse siano attribuibili al giudice, rappresentando infatti manifestazioni ufficiali della volontà dello Stato che si esprime attraverso l’autorità giudiziaria.

Le argomentazioni devono essere complete e corrette, esposte con chiarezza.

Per le Sezioni unite, la sentenza può essere anche considerata un risultato “corale”, atto conclusivo di un processo nel quale hanno agito più soggetti che hanno, ciascuno dei quali ha contribuito a suo modo al risultato finale.

 

 

Vuoi commentare l'articolo?

Avv. Oreste Carracino