Volo MH17: sicuri di sapere chi li ha uccisi?

I media occidentali hanno immediatamente sposato la tesi che si sia trattato di un missile sparato dai filorussi, ma ad alcuni giorni dalla tragedia la questione è più che controversa e, collezionando informazioni a sostegno e discapito di entrambe le tesi, ci si accorge di come molti segnali vadano in realtà in direzione diametralmente opposta.  La versione del Governo di Kiev è nota fin dalla prima ora: l’aereo è stato abbattuto da un missile lanciato da un sistema Buk in mano ai ribelli filorussi e fornito dalla Russia.  Il Buk è un sistema lanciamissili sofisticato e difficle da usare, in grado di colpire un aereo a ben oltre i 10000 piedi di altezza, a differenza dei sistemi meno avanzati fin’ora utilizzati dai ribelli per abbattere caccia, elicotteri e aerei cargo dell’esercito ucraino. Kiev sostiene di avere le prove di quanto afferma, sulla stessa linea le dichiarazioni di Barak Obama durante un discorso ufficiale, ma le certezze del presidente sono state immediatamente smorzate dal Pentagono.  I sistemi satellitari e gli Awacs degli Stati Uniti, a quanto se ne sa, sono in grado di rilevare il lancio di un missile in quell’area e di fornirne le prove eppure, ad oggi, nessuna prova diretta che il lancio del missile  provenisse dalle milizie della Novorossia è stata fornita. Riguardo la presenza di un sistema Buk sul campo filorusso, sottratto a una caserma del Donbas o fornito da Putin, questa è senz’altro possibile, tuttavia non ve ne erano evidenze fino al momento della tragedia, si presume quindi che il sistema lanciamissili ammesso che esista, abbia sparato per la prima volta nella circostanza dell’abbattimento. A questo proposito Kiev si è spinta troppo oltre nella fretta di accusare i filorussi dichiarando di essere a conoscenza della presenza del Buk  fin dal 14 Luglio, commettendo un terribile scivolone, visto che in tal caso non si capisce perché non abbiano fatto chiudere il proprio spazio aereo, esponendo gli aerei civili in volo a un rischio mortale. A sostegno che ci fossero dei Buk in mano alle milizie, tesi negata da dai ribelli e dal Cremlino, sono state rese pubbliche da Kiev alcune foto da terra,   sulla cui autenticità però i russi e molti altri osservatori  hanno avanzato seri dubbi. Lo stesso procuratore ucraino Vitali Yarema aveva smentito che i ribelli avessero i Buk ma, se anche fosse vero, ci sarebbero stati allora sistemi adatti ad abbattere il Boeing 777 su entrambi gli schieramenti, visto che foto satellitari fornite dal Ministero della Difesa russo hanno mostrato ieri come vi fossero alcune batterie di Buk anche nel campo dell’esercito ucraino, il che è strano considerando che i fillortussi, per certo, non dispongono di nessuna aviazione da abbattere. L’altra prova regina di Kiev era inizialmente un’intercettazione tra due ribelli filorussi, che ammettevano di aver appena abbattuto un aereo civile, la fonte dell’audio, subito online,  pare fossero gli stessi servizi segreti ucraini. Successivamente il video è stato messo in  discussione da questa analisi, che mostra come il file della presunta intercettazione sarebbe stato creato, ma non ancora pubblicato, su Youtube, il giorno prima  della tragedia. Se fosse vero l’autore del video andrebbe forse interrogato, visto che non si capisce come facesse a sapere il giorno prima che l’MH17 sarebbe stato abbattuto il giorno successivo… o forse si capisce anche troppo bene.   La stessa intercettazione è stata messa in discussione dalla TV russa, neanch’essa naturalmente una fonte imparziale, sulla base dell’analisi spettrale del file audio. Vi è infine la questione delle scatole nere: in un primo momento i miliziani hanno affermato di averle raccolte per poi rilasciare nei giorni seguenti una spiazzante smentita. Il giallo si è chiuso ieri quando Boroday, Presidente della Repubblica secessionista di Donetsk, ha dichiarato ufficialmente di averle in proprio possesso e le ha poi consegnate alle autorità malesi.

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Ascoltando ancora l’altra campana viene negato naturalmente ogni addebito fin dalle prime ore, con la differenza che fino a ieri i russi, che da giorni parlano con la Merkel per trovare l’intesa su una commissione di inchiesta realmente indipendente,  non avevano controaccusato gli occidentali con la stessa energia. Ieri invece, oltre all’individuazione dei sistemi Buk di Kiev nell’area di abbattimento dell’MH17, il Ministro della Difesa russo ha mostrato alcuni tracciati radar in cui si vedrebbe un caccia SU-25 ucraino in volo ascendente verso l’MH17 poco prima dell’abbattimento. La presenza eventuale del caccia coinciderebbe con il tweet emesso dall’account di tale Carlos, spagnolo controllore del traffico aereo a Borispol (Kiev) che quasi in tempo reale informava il social network  del volo di due caccia intorno all’aereo malese poco prima della tragedia. L’account di Carlos è sparito nei giorni successivi e  lui sarebbe stato  intervistato  due giorni dopo dalla versione in lingua ispanica di Russian TV , ma col viso offuscato, confermando l’accaduto. A loro volta da fonti ucraine fanno sapere che nessun Carlos lavorava in torre controllo, né avrebbe potuto farlo in quanto l’assunzione in quel ruolo è riservata ai cittadini ucraini. Ammesso che anche Carlos e la sua testimonianza possano essere un fake, l’aviazione civile ucraina deve ancora spiegare la strana deviazione che l’MH17 sembra aver fatto dalla rotta standard, devono ancora rendere disponibili le comunicazioni con la torre di controllo  e spiegare inoltre la mancata chiusura dello spazio aereo in un settore dove la contraerea era attiva ambo i lati. Il governo russo, che non ha menzionato uffcialmente il controllore Carlos,  si è mostrato comunque decisamente più sicuro nelle ultime ore, chiedendo agli Stati Uniti di mostrare le prove fornite dai loro sistemi satellitari per poterle sottoporre ad una analisi accurata.   Il colpo più duro alla versione ucraino-americana proviene però da un credibile ed esperto giornalista investigativo statunitense come Robert Parry, già premiato per lo scandalo Iran-Contra, il quale ha scritto due giorni fa in un articolo di avere avuto conferme da fonti dirette dell’intelligence USA, che i rilevamenti satellitari in mano a Washinghton mostrerebbero come il missile sia partito dai sistemi Buk dell’esercito ucraino (proprio quelli poi mostrati dai satelliti di Mosca). 

E’ difficile distinguere tra verità e menzogne in un tale labirinto di accuse, controaccuse, insabbiamenti, possibili false flag, notizie contrastanti e plausibili manipolazioni, per di più su un tavolo al quale siedono potenze nucleari e sul quale la Terza Guerra Mondiale è probabilmente una delle opzioni in via di valutazione.  Vi risparmiamo inoltre in questa sede l’elenco completo delle ipotesi  apparentemente più complottiste, quali l’aereo caricato di cadaveri e poi fatto cadere volontariamente, il missile che doveva essere per Putin di ritorno a Mosca sul proprio jet presidenziale o, più fantasiosa di tutte, quella secondo cui questo aereo sarebbe in realtà l’altro aereo, quello caduto al largo delle coste australiane e mai ritrovato, dello stesso modello e della stessa compagnia. Tuttavia ammettiamo anche di non possedere le certezze di Gianni Riotta, il quale sulla Stampa di ieri dava per scontate le responsabilità filorusse e, tra una citazione dell’Iliade e l’atra, biasimava dal proprio ufficio i miliziani per il poco rispetto mostrato verso i corpi delle vitttime, quasi uno scempio. Stranamente, gli esperti olandesi intervenuti fisicamente sul luogo di rimozione dei cadaveri dei loro connazionali, pare la pensino in modo diverso

di Daniele  Trovato

Twitter: @aramcheck76

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Daniele Trovato

Scrittore, blogger, sceneggiatore, attore e autore teatrale, collabora stabilmente con la testata online www.lineadiretta24.it dove si occupa di Esteri, di Cultura e Spettacolo, collabora inoltre col cartaceo RomaAmor Magazine. Per la narrativa ha pubblicato il romanzo “Ali e corazza” (Autodafé, 2011) e la raccolta di racconti Filosofavole (Smasher, 2014), un suo testo partecipa alla raccolta “Racconti Mondiali” (Autodafé, 2014). Per il teatro le sue opere sono comparse sulle riviste Sipario e Perlascena. Ha due lauree e vive a Roma. Twitter: @aramcheck76

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