Vertice Washington: diplomazia in Ucraina

Il presidente degli Stati Uniti e la cancelliera Merkel si sono incontrati a Washington per discutere della questione ucraina e di quali soluzioni diplomatiche siano ancora possibili per porre un freno alle mire espansionistiche russe nella regione.

Obama ha passato al vaglio alcuni dei punti che rendono la partnership tra America e Germania così importante (l’imminente G7, la ripresa greca, il cambiamento climatico, i negoziati con l’Iran e la sicurezza internazionale), ma è su due questioni che si è essenzialmente imperniato il dibattito alla Casa Bianca: la lotta all’ISIS e l’aggressione russa nelle regioni di Donetsk and Lugansk. Riguardo al conflitto con lo Stato Islamico, sia Obama che Merkel hanno concordato sull’importanza di proteggere i giovani- bersaglio privilegiato dei reclutatori jihadisti- dall’ideologia fondamentalista; Il Presidente, inoltre, ha riconosciuto l’impegno del governo tedesco nell’impedire la fuoriuscita di foreign fighters, quei combattenti occidentali che vanno a ingrossare le fila dei movimenti terroristici.

L’intervento della cancelliera si è poi incentrato sull’imprescindibilità del principio di integrità e sovranità territoriale, anche se la Germania si è detta contraria all’ipotesi dell’approvvigionamento di armi letali. Nonostante il Cremlino continui a negare di aver fornito un supporto ai separatisti russi, Obama ha etichettato la fornitura di armi ai ribelli come un fatto acclarato, che ha consentito ai separatisti di «conquistare nuovi territori, bombardare aree civili, distruggere villaggi e mandare via altri ucraini dalle proprie case». E tuttavia, pur prendendo le distanze da un’aggressione che vorrebbe ridisegnare i confini dell’Europa con la forza, entrambi i leader hanno rinnovato il loro impegno a trovare una soluzione politica al caso, sia attraverso il sostegno del Fondo Monetario Internazionale alle riforme e alle misure anti-corruzione in Ucraina, che col ricorso alle sanzioni economiche «finché la Russia non darà prova di rispettare i propri obblighi».

L’auspicio è che si possa ancora addivenire a una soluzione diplomatica del caso; se, però, tali strumenti di dissuasione dovessero rivelarsi inefficaci, gli Stati Uniti hanno reso noto di stare esaminando altre opzioni, tra cui la fornitura di armi («non per portare avanti operazioni offensive, ma per consentire all’Ucraina di difendersi»).

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Il vertice di Washington, assieme ai colloqui tra i leader di Russia, Germania, Francia e Ucraina dello scorso 6 febbraio, ha gettato le basi per l’accordo sul cessate-il-fuoco raggiunto oggi a Minsk. Putin, Hollande, Merkel e Poroshenko anno concordato un tregua a partire dal 15 febbraio. Il Presidente della Federazione Russa ha ottenuto come contropartita il blocco a nuove sanzioni e un freno a quell’isolamento che sta costando caro all’economia del Paese; i leader di Francia e Germania hanno espresso soddisfazione in merito al risultato, anche se restano in sospeso la questione dello status delle regioni ribelli e dei confini (fonte Ansa). E tuttavia, dopo l’ennesima strage di civili a Kramatorsk, il silenzio delle armi rappresenta una segnale di speranza.

 Twitter: claudia_pulchra

 

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Claudia Pellicano