USA, il Defense of Marriage Act è incostituzionale

La notizia è stata accolta con entusiasmo sia dalla folla che ha atteso la sentenza fuori dell’edificio, che dal Presidente degli Stati Uniti. Obama si è personalmente congratulato con Chad Griffin, il responsabile della Campagna per i Diritti Umani, e con i legali che hanno seguito il caso e, con un tweet, ha definito il responso del massimo organo giurisdizionale «uno storico passo verso l’uguaglianza».
La Corte non entra nel merito della Proposition 8, la legge Californiana che, di fatto, proibisce i matrimoni tra persone dello stesso sesso, demandandone l’abrogazione alla Corte dello Stato.

Il portavoce alla Casa Bianca Jay Carney ha commentato, parafrasando il Presidente, che le leggi Statunitensi si stanno finalmente mettendo a pari passo con l’assunto fondamentale che milioni di Americani sono giunti ad accettare – che godiamo tutti di maggiore libertà quando ogni cittadino è trattato in modo egualitario, non importa di chi si tratti o chi ami.

La battaglia dell’amministrazione Obama in difesa dei diritti dei cittadini omosessuali era cominciata con l’abrogazione della “Don’t ask, don’t tell“, la politica che proibiva di discriminare il personale militare non apertamente gay, ma che consentiva di impedire l’accesso al servizio nei confronti di individui che fossero dichiaratamente omosessuali.
Già nel 2011 Obama aveva annunciato che il Dipartimento di Giustizia non avrebbe più difeso il DOMA e che, al contrario, si sarebbe speso per la sua abolizione e a favore del principio che il governo federale dovesse garantire la stessa protezione ed uguali diritti alle coppie formate da persone dello stesso sesso. Nel 2012 il Presidente si è apertamente pronunciato a favore della legalizzazione delle unioni omosessuali, commentando in un programma televisivo che «è importante trattare gli altri nel modo in cui vorremmo essere trattati».
Ad oggi, le unioni tra persone dello stesso sesso sono legali in tredici Stati Americani. L’impegno nei confronti dell’uguaglianza contempla, inoltre, la legiferazione sulla prevenzione dei cosiddetti “crimini d’odio” – gli attacchi perpetrati in base al genere o all’orientamento sessuale della vittima – e delle misure più estensive in merito alla tutela sanitaria.
Prevedibilmente, la notizia ha destato disapprovazione negli ambienti ecclesiali, ma Obama ha specificato che «la sentenza non cambia il modo in cui viene definito il matrimonio in ambito religioso». Cambia, però, la vita di milioni di cittadini, in un Paese dove la Dichiarazione di Indipendenza annovera tra i diritti inalienabili «la ricerca della felicità».

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Claudia Pellicano

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