Un tarantino su cinque è contro l’Ilva

 

I due quesiti referendari, proponevano ai cittadini l’espressione di un punto di vista sulla chiusura dello stabilimento siderurgico o della sola area a caldo. Il primo, «volete voi cittadini di Taranto, al fine di tutelare la vostra salute nonché la salute dei lavoratori contro l’inquinamento, proporre la chiusura dell’ILVA?» ha ottenuto la vittoria del “sì” con l’81,06%, pari a 25.295 voti. Il secondo invece, «volete voi cittadini, al fine di tutelare la vostra salute e quella dei lavoratori, proporre la chiusura dell’area a caldo dell’ILVA, maggiore fonte di inquinamento, con conseguente smantellamento dei parchi minerali?» ha visto il trionfo del “sì”: 92,5% corrispondenti a 27.593 unità votanti.
La validità del referendum tuttavia, non si ha: il quorum del 50% più 1, che doveva essere pari a 80-90 mila votanti, tenendo conto dei circa 170mila aventi diritto al voto, è stato decisamente lontano dal raggiungimento.

Diversi i fattori che, secondo taluni, hanno pesato nel risultato finale. Il comune ha provveduto, per tagliare i costi di una votazione che comunque si è aggirata intorno ai 400mila euro, ad accorpare alcune sedi lasciando fuori, peraltro, zone meno agiate e riducendo la mobilità di coloro i quali vivono in periferia. Angelo Bonelli, segretario nazionale dei Verdi e candidato sindaco di Taranto alle elezioni comunali del 2012, ha calcato su questo dato, parlando in più senza mezzi termini di «una scientifica opera di boicottaggio». Ha aggiunto inoltre un senso di sconcerto nei confronti di Beppe Grillo, ricordando come «per il referendum contro l’inceneritore in Val D’Osta si mobilitò personalmente con un comizio – e notando che stavolta invece – non sia intervenuto sul referendum di Taranto: non un comizio, non un post o una dichiarazione sul suo blog».
Moderata soddisfazione invece, per chi ha fatto grande pubblicità dell’evento nel capoluogo pugliese. Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink e blogger per ‘il Fatto Quotidiano’ ha tenuto a sottolineare la resistenza di quei 30 mila che «chiedono la chiusura di cokeria, parco minerali, agglomerato, altoforno, acciaieria e GRF», sostenendo come non sia un flop una così vasta partecipazione di massa davanti alla possibilità di una vera presa di posizione personale.
Sta di fatto che Taranto – o meglio una piccola sua parte – si è espressa con vigore, chiedendo un forte cambiamento. Sarà ascoltata?

di Mauro Agatone

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