Un colpo al cerchio e uno alla botte: inizia il Napolitano bis

Quel «la mia rielezione sarebbe una non soluzione perché ora ci vuole il coraggio di fare delle scelte, di guardare avanti […] niente soluzioni pasticciate e all’italiana» sembra infatti un vago ricordo, nonostante risalga a soli 8 giorni fa.

E così, pronto a un nuovo (imprevisto?) settennato, oggi Napolitano si è presentato alle Camere con un discorso più volte spezzato dalla commozione e dalla gratitudine per una elezione ottenuta «con così largo suffragio». Tuttavia, il prevedibile e annunciato ‘j’accuse’ è stato decisamente forte. Utilizzando il classico stilema del colpo al cerchio e alla botte, ha raggiunto trasversalmente tutte le forze politiche in aula. Nei passati 56 giorni, nessuno è riuscito infatti a trovare un’intesa per realizzare quel governo necessario alle riforme per il paese, cosa che è stata rimarcata ripetutamente, denunciando una «lunga serie di omissione e di guasti, chiusure e irresponsabilità» auspicando che gli applausi scroscianti – 33 in tutto – che hanno accompagnato le sue parole, non portino ad «alcuna autoindulgenza». Inoltre, «imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005», che «ha provocato frustrazione tra i cittadini» causando «campagne di opinione demolitorie, rappresentazioni unilaterali del mondo dei politici». Velato, quindi, l’attacco a Beppe Grillo.
Il metodo bi-partisan, colpisce dunque indifferentemente sia la sesquipedale incapacità della classe dirigente che il Movimento 5 Stelle. Napolitano prendendo nota del risultato elettorale, guarda con fiducia al dialogo politico e boccia totalmente quella «contrapposizione tra Rete e forme di organizzazione politica quali storicamente sono da ben più di un secolo e ovunque i partiti».

Tuttavia, sembrano assai accreditate le voci di corridoio che parlano di “governissimo” o di esecutivo del Presidente, accettate in cambio della ricandidatura al Colle. È ripetutamente sottolineata infatti quella che è la «necessità di intese tra forze diverse per far nascere e per far vivere un governo oggi in Italia, non trascurando, su un altro piano, la esigenza di intese più ampie, e cioè anche tra maggioranza e opposizione, per dare soluzioni condivise a problemi di comune responsabilità istituzionale». È su questa base che Napolitano ha accettato il “bis”, ufficializzando quelle responsabilità annunciate dai partiti, che erano la «posta implicita dell’appello rivoltomi due giorni or sono».
Mercoledì, con l’annuncio del nuovo incarico di governo, se ne saprà di più.

di Mauro Agatone

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