Tra disoccupazione e recessione: Croazia nell’UE

La Croazia, per inciso, è la seconda di quelle terre nate dalle macerie della ex Jugoslavia, a entrare nel circolo chiuso dell’UE (la prima, fu la Slovenia nel 2004).

Nella piazza centrale della capitale Zagabria, decine di migliaia di persone hanno accolto trionfalmente la notizia: balli tipici, canti e 700 artisti hanno festeggiato l’ingresso in una cerimonia cui hanno preso parte molteplici personalità politiche, tra le quali – per l’Italia – il Ministro degli Esteri Emma Bonino e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «Questo giorno ci dà una nuova speranza e ci apre nuove opportunità che potremo realizzare se ci impegneremo tutti insieme», ha affermato il Presidente croato Ivo Josipovic, rimarcando la positività del progetto di una Europa unita, fatto per essere «contro le guerre e simbolo di pace e di solidarietà». L’ingresso, è stato sigillato dal Trattato di adesione (9 dicembre 2011) e dal seguente referendum di adesione svoltosi il 22 gennaio del 2012, nel quale il 66,25% votò a favore nonostante una bassissima quota di partecipazione, vicina al 47% degli aventi diritti al voto.

Ma il paese, tuttavia, risulta assai diviso sull’annessione a Bruxelles: l’euroscetticismo è infatti forte anche qui ed ha alle sue basi una profonda crisi economica e occupazionale. La Croazia ha una popolazione di circa 4 milioni di abitanti e riporta un numero incredibile di disoccupati: circa il 51%, terzo indice nella Comunità Europea, solo dopo Grecia (59%) e Spagna (55%). Il suo PIL è inferiore alla media di circa 39 punti percentuali e il debito pubblico è al 54%. Più della metà dei giovani sotto i 25 anni di età sono senza occupazione e molti emigrano. Dati preoccupanti, che lasciano emergere lo stato di una nazione in crisi recessiva dal 2008 e che ora, probabilmente, sarà costretto ad affrontare i malumori dal Parlamento Europeo: la prima procedura di infrazione per il deficit è infatti vicina e si prevede assai dura: la Croazia è, attualmente, al 4,7% di deficit pubblico, già assai sopra la soglia europea prevista al 3%.
E così, se già ieri la assenza alla festa di Angela Merkel (giustificata tuttavia da un errore diplomatico di vecchio corso tra Germania e servizi segreti croati), ha destato qualche malumore, resta da vedere come la popolazione reagirà alla – probabile – prima procedura d’infrazione nei confronti del nuovo Stato membro. La tensione è lecita.

di Mauro Agatone

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