Torna “Squadra Antimafia”: esordio da cattivo per Fabrizio Nevola

 

– Partiamo da qualche anno addietro, Fabrizio. Ora è “il tuo momento”, arrivi finalmente al grande pubblico, ma tu parti da lontano, dal teatro e da una formazione teatrale
– Si, è così. Ed è una cosa, oggi, non così scontata. Perché ultimamente uno si sveglia la mattina, guarda la tv e dice “mamma, voglio diventare famoso, voglio fare l’attore”. E tutti i personaggi televisivi, presenti in tv a qualsiasi titolo, vengono chiamati attori: ospiti, “opinionisti”, chiunque faccia spettacolo viene chiamato “attore”.
Invece è tutta un’altra cosa e può nascere perché si ama la letteratura, la poesia, o propriamente il teatro.

– Se ne esiste una, allora, oggi qual è la chiave, allora?
– La chiave è essere molto seri nel percorso e nello studio.
Ma poi non prendersi troppo sul serio nella vita, invece, sennò si diventa noiosi.

– Quando interpreti un personaggio, allora, non rischi mai di “portartelo a casa”?
– Tutti fanno un gran parlare, raccontandoci che bisogna “entrare nel personaggio”. Ma dov’è questo personaggio in cui entrare? Questa è un’interpretazione sbagliata di quello che dicono gli americani, Stanislavsky Strasberg , il personaggio in sé non esiste.
Si tratta di un percorso di studio e ricerca su una determinata tipologia di essere umano, quello si, ma non esiste a priori il personaggio.

– Quindi, più propriamente, lo costruisci tu
– Si, esatto, lo costruisci tu in base alla ricerca che fai, in base alla sceneggiatura, in base alla funzione che quel personaggio serva che svolga nella storia, funzionale al film.

– E quindi non rischi di rimanervi invischiato dentro
– Quello che può succedere, dopo che hai approfondito determinate parti della tua personalità, alle quali hai prestato maggiore attenzione per creare il personaggio, è che dopo averle conosciute possono venirti fuori in maniera più diretta, accentuata.
Perché prima non lo “frequentavi”, quell’aspetto. Ora ti viene più semplice e magari ti ci diverti anche di più.
Ma, di fondo, il concetto è sempre quello di far lavorare la fantasia. Come i bambini: i bambini giocano seriamente a essere altro.
E’ come immaginare di frequentare un altro mondo, essere in un altro contesto, protagonista di una storia che non è la propria vita. Automaticamente ti senti altro.

– Tu che sei napoletano e fortemente legato alla tua “napoletanità”, quando ti trovi a dovervi rinunciare, soffri, affronti una sfida…
– Innanzitutto, ovviamente, spero di riuscirci. E poi, al di là di quello che possono dire gli attori del nord, l’attore è SEMPRE napoletano. Uno che non è nato a Napoli deve prima pensare in napoletano e poi “tradurre”, per fare l’attore.
Al di là degli scherzi, in realtà il fatto che io sia di Napoli aiuta molto ed è bene non dimenticarlo mai. Poi, con lo studio, se bisogna, si impara ad eliminare perfino il napoletano.{ads}

– Qual è la differenza più forte che risconti tra teatro e cinema, dal punto di vista dell’attore?
– Nel teatro sei funzione di tutto, sei al centro di tutto e attraverso te lo spettatore immagina il mondo che stai raccontando sul palcoscenico. Nel cinema o in tv, tu sei funzionale al sistema – l’ambientazione, la regia, la sceneggiatura – e quindi sei al pari di una luce fatta bene. Nel teatro passa tutto attraverso il tuo corpo, la tua voce… Perché quando un attore di teatro va in tv, viene criticato: è troppo “teatrale!” – si dice. Perché gli attori di teatro sono abituati solo attraverso il suono della propria voce e attraverso la mimica a far immaginare un mondo intero. Mentre al cinema il mondo è già rappresentato.

– Il termine”teatrale”, poi, oggi, viene utilizzato quasi come insulto
– Ah! A proposito, finiamola co’ sta storia, quando uno esce dal seminato, sbraita, strilla, si dice che è teatrale. No! E’ maleducato, non teatrale!

– Ettore Ragno, il “Capo dei Cattivi”. E’ un personaggio drammatico.
– Drammatico ma non da intendere “tragico”. Il fatto che io reciti in Siciliano già questo ha comportato un gran lavoro. E, proprio per questo, è stato molto interessante. Fare il cattivo mi ha divertito molto. Lanciare bombe, sgozzare gente, sparare sono cose che facevo quando da bambino giocavo a guardie e ladri. E’ stato un gran bel gioco. Poi,alla fine, ti pagano pure! Mi sono potuto riscoprire anche professionalmente: non mi era mai capitato un ruolo del genere. Certo, non bisogna mitizzare i cattivi, ma hanno indiscutibilmente delle sfaccettature più articolate.

– Tanto per toccare i punti più alti della tua carriera: tu hai fatto anche Capri 3
– Tu scherzi, ma è stata la mia prima occasione televisiva e il mio primo ruolo da protagonista. Quindi è stato molto bello. Facevo un nobile decaduto “Vittorio Mottola”, un ragazzo squattrinato che campava alle spalle dell’amico più ricco. Diciamo che portavo il filone comico nella serie.

– Ma in definitiva – comico, drammatico, teatro, cinema, tv – cosa ti piace di più fare?
– A me piace lavorare. Qualsiasi cosa capiti, è bello farla: che sia teatro, cinema, televisione o altro.

– Allora, adesso, qual è il ruolo che ti piacerebbe interpretare?
– Batman

– Ah, tu non SEI Batman?
– In effetti io SONO Batman.

– Questo ruolo in Squadra Antimafia 6 comporterà – ne sei consapevole? – un incremento di popolarità
– Questo mestiere non si fa per piacere alla gente o essere famosi. La cosa importante è che piacciano il personaggio e la serie.
Spero che accada come in quei giochi del computer in cui alla fine uccidi il mostro e passi al livello successivo: spero di fare un salto lavorativamente e “giocare in un altro campionato”.

Ed è quello che auguriamo a Fabrizio Nevola: grandi soddisfazioni ed immensa fortuna. Come alla sesta stagione di Squadra Antimafia, in onda ogni lunedì in prima serata, su Canale 5, a partire dal 1 settembre.

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Valeria Biotti

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