Stretta di Obama sulle lobby delle armi, ma non troppo

“Basta con le armi fuori controllo, dobbiamo proteggere l’America, dobbiamo proteggere i nostri cittadini, i nostri bambini”. Così ha esordito il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, alla Casa Bianca. Il presidente, mentre pronunciava il suo discorso contro le lobby delle armi, è apparso commosso e poi il mondo, in diretta, ha visto le sue lacrime.

 

Obama ha illustrato una serie di misure contro la vendita superficiale delle armi negli Stati Uniti. In realtà è un piano in dieci punti quello di Obama che è incentrato sul potenziamento di controlli preventivi estesi a tutti, affiancati da un impegno consistente per affrontare il problema anche in tema di salute mentale.

Il primo punto riguarda tutti i venditori di armi che dovranno ottenere una licenza federale, qualunque sia la dimensione della loro attività. Sia che operino nei negozi tradizionali sia che operino via internet. Toccherà ai commercianti di armi controllare i precedenti penali dei loro clienti e segnalare richieste sospette alle autorità.
Un secondo punto è quello dell’Fbi che darà un contributo per potenziare i controlli, in particolare per aggiornare la lista dei sospetti o dei pregiudicati.
Un terzo punto riguarda una maggiore attenzione alle persone che soffrono di malattie mentali. Saranno messi a disposizione 500 milioni di investimenti per migliorare l’assistenza e per cercare di prevenire suicidi e atti di violenza contro gli altri. Un quarto punto riguarda lo sforzo tecnologico per migliorare la sicurezza delle armi.

 

Obama ha anche dichiarato di essere consapevole delle difficoltà politico-giuridiche delle sue proposte. Ha ripetuto che i provvedimenti adottati con un’executive action (strumento simile al decreto d’urgenza) potranno essere vanificati dal Congresso, dominato dai repubblicani. Misure, dunque, che entreranno in vigore attraverso decreti esecutivi, senza passare per il Congresso a maggioranza repubblicana. Il Presidente ha compatito l’atteggiamento dei repubblicani che, secondo le sue parole, “hanno tenuto il Congresso in ostaggio per evitare misure anti-armi”. “Le continue scuse per non intervenire non sono più sufficienti”. Il Presidente ricorda anche che “ogni anno più di 30mila americani sono uccisi dalle armi da fuoco e centinaia di migliaia di americani hanno perso sorelle e fratelli, seppellito i propri figli“.

 

Alle parole del Presidente si aggiungo alcuni dati impressionanti, di quanta gente muore ogni anno nel cosiddetto “civilissimo paese”. Dati che sembrano ricordare quelli di una vera e propria guerra. Il Gun Violence Archive raccoglie dati relativi alle persone uccise da armi da fuoco in ogni situazione, i morti per arma da fuoco del 2015 sono stati più di 12mila, e più di 24mila i feriti. il Dipartimento di Stato e i Centers for Disease Control and Prevention forniscono un altro impressionante dato, che va dal 2004 e al 2013: sono stati 316.545 contro 36 i morti causati sul suolo americano dalle armi da fuoco, nel primo caso, e dal terrorismo, nel secondo. A causare questi oltre 300 mila morti ci sono anche suicidi e incidenti provocati da un uso errato delle armi ma, nel numero, non sono conteggiate le vittime provocate dalle forze dell’ordine. Questi dati fanno realmente impressione, specialmente se si riferiscono ad una delle nazioni considerate più civili e democratiche del mondo. Di fronte a tanta guerra tra americani forse il presidente Obama doveva azzardare qualcosa in più contro le armi nel suolo statunitense, ma forse, per l’ennesima volta, le multinazionali delle armi non l’avrebbero concesso. Possiamo dire, almeno per una volta, meno male che non viviamo negli Usa.

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Alfonso Riccitelli

Mi chiamo Alfonso Riccitelli sono nato a Piedimonte Matese in provincia di Caserta, trasferito a Roma dove mi sono laureato in Scienze Politiche, ho collaborato con uniroma.tv e radiosapienza come speaker. Le mie passione sono il cinema e le serietv americane, seguo anche lo sport specie il calcio e la pallacanestro. Il mio sogno è di diventare un giornalista, magari affermato.