Speciale4Domande: intervista a Sandro Medici

D: Se eletto sindaco di Roma, quali saranno, nell’immediato, i primi provvedimenti per il trasporto pubblico?

S. M. : Poiché la mobilità va decisamente rivoluzionata nella nostra città, è necessario un incentivo forte per invogliare le persone ad abbandonare l’uso del mezzo privato. Per questo propongo la gratuità dei mezzi pubblici: prima di tutto sana un’ingiustizia compiuta verso gli studenti, che sono tantissimi e che sono i primi ad usare questi mezzi. Loro per primi si sono trovati con i costi aumentati e nell’impossibilità di rateizzarli, dal momento che il loro abbonamento è diventato annuale, e poi per le famiglie. Non si pensa mai che famiglia vuol dire costi triplicati o quadruplicati, se non di più. Il biglietto peraltro incide per circa il 30% sul costo complessivo, percentuale facilmente riassorbibile dal risparmio sulle spese di manutenzione delle strade, e sulle ricadute per la salute dovute a stress e inquinamento. Tutto ciò apre la strada, è il caso di dire, alle giustissime richieste degli ormai 200.000 ciclisti presenti a Roma, che chiedono corsieciclabili (e non piste, quindi spazio rubato alla strada e non ai marciapiedi) rastrelliere alle uscite di stazioni, uffici pubblici, spazi culturali eccetera e vagoni di metro e treni adibiti al trasporto delle biciclette. Accanto a questo, dico basta agli scavi per nuove metro, e avvio del trasporto surotaia: tram, in particolare avvio della linea che percorre il Lungotevere, come proponeva il grande urbanista di “Roma moderna” Italo Insolera, ripristino delle linee soppresse e completamento dell’anello ferroviario, altra preziosa metropolitana di Roma.

D: Non crede che in alcune zone di Roma la crescita edilizia sia troppo veloce? Imporrete un limite di metri cubi di cemento da non superare?

S. M. : Imporremo lo stop definitivo alla cementificazione. Va tracciata una linea rossa intorno a quello che ormai è stato costruito, come una cintura sanitaria mi viene da dire, perché l’agro romano non sia più toccato e anzi torni a vivere e a produrre biologico, dando lavoro ai nuovi agricoltori e riportando in attivo le aziende comunali agricole il cui passivo oggi pesa sul bilancio già dissestato di Roma. Tutto questo è possibile perché gli appartamenti vuoti e invenduti a Roma sono 250.000, ben di più addirittura delle famiglie in lista d’attesa per una casa popolare, che sono 50.000. Le case dunque ci sono, e quindi possono essere date a canone agevolato, producendo peraltro un reddito che al momento non producono, poste in stato di abbandono come sono ora.
Di più aggiungo una postilla che mette d’accordo il tema casa – e servizi – con la mobilità: restituire alle persone la vita nei quartieri, dando loro l’opportunità di avere vicino case, scuole e servizi, significa restituire vita di relazione, quindi più sicurezza perché le persone tornano a conoscersi, e molti meno spostamenti. Se arriviamo a dover fare un solo spostamento al giorno, è molto più accettabile farlo con un mezzo pubblico.

D: Come saranno le politiche dei rifiuti in futuro a Roma? Su quali strategie si punterà per una gestione più efficiente?

S. M. : Se parliamo di strategia parliamo di rifiuti zero. Il riciclo completo è possibile e lo dimostrano ampiamente le esperienze realizzate all’estero. Questo significa non solo raccoltadifferenziata ma anche educazione ad una spesa diversa, che escluda l’acquisto di involucri di plastica e polistirolo per esempio, riducendo al minimo questi prodotti che per il resto possono essere riciclati trasformandosi in altri prodotti, come già tante cooperative artigianali stanno dimostrando, con risultati eccellenti. Ancora una volta questo significa avviare nuove opportunità dilavoro, ma anche partecipazione perché i cittadini siano sempre più consapevoli e sviluppino la capacità di gestire questo aspetto che riguarda la vita quotidiana di tutti. I rifiuti possono trasformarsi in una grande fonte di ricchezza che insieme possiamo restituire alla nostra città, ovvero redistribuire a noi tutti che la abitiamo.

D: Ultimamente ha parlato di una nuova politica per l’immigrazione, che cosa prevede e quale soluzione ha ipotizzato per i campi rom?

S. M. : I Rom devono avere piena cittadinanza, e devono entrare nel novero dei tanti cittadini e cittadine oggi senza fissa dimora, che devono invece veder risolto il loro diritto all’abitare con lo stesso criterio di tutte le famiglie che vivono questo bisogno. Dare diritti significa che i cittadini sono messi in condizione di assolvere i doveri, primo tra tutti pagare le tasse che sostengono la fiscalità generale, ovvero i servizi. Dunque anche questi cittadini devono essere messi in condizione di usufruire di servizi che contribuiscono a sostenere. Ma un atto dovuto, da realizzare al’insediamento da sindaco per quanto mi riguarda è l’introduzione nello Statuto di Roma Capitale del principio di non discriminazione. Insieme, l’istituzione di servizi dedicati alla prevenzione, al contrasto e all’assistenza delle vittime. Terzo atto, approntare progetti nelle scuole già largamente multiculturali: tre passi semplici ma indispensabili per una rinascita civile e culturale della nostra città, e un segnale per tutta la politica.

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Claudia Pellicano

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