Spagna: accordo Sanchez-Rivera, rischio crisi

L’ accordo Sanchez-Rivera non basta per uscire dalla crisi politica che continua a tenere la Spagna in bilico nella formazione di un nuovo governo. Il re Felipe VI ha dato al leader del PSOE, Pedro Sanchez, l’incarico di costituire una maggioranza per formare il governo dopo che Mariano Rajoy, leader conservatore ed ex premier, aveva rinunciato all’incarico di formare il nuovo governo lo scorso 22 gennaio. Trovare i seggi necessari, però, non si è rivelato affatto semplice.

accordo Sanchez-RiveraL’obiettivo di Sanchez è quello di formare una complessa maggioranza che appoggi un governo trasversale da lui presieduto. Una sfida non facile, soprattutto in presenza di una Camera frantumata e di un partito che ha conquistato solo 89 seggi. Le negoziazioni sono state abbastanza complesse anche perché Pablo Iglesias, leader di Podemos, e Albert Rivera, leader di Ciudadanos, sembrano essere proprio incompatibili. Sanchez, però, si è mostrato determinato. Sono state avanzate diverse ipotesi di alleanze, come quella tra Psoe-Podemos che, per arrivare ai numeri di maggioranza, avrebbe bisogno dell’appoggio dell’estrema sinistra e degli autonomisti baschi e catalani, cosa non gradita al partito.

Alla fine sembra che un accordo per la formazione di un governo sia stato raggiunto tra il socialista Sanchez e Albert Rivera. Podemos, invece, ha rotto le trattative con il Psoe sulla possibile formazione di un governo dopo l’accordo siglato fra socialisti e Ciudadanos, in quanto il numero 2 di Podemos Inigo Errejon ha dichiarato: «L’accordo fra Sanchez e Rivera non è compatibile con noi».

Il punto è che la somma dei seggi di questi due partiti (130 in totale) è inferiore alla soglia dei 176 voti necessari per la maggioranza, quindi con molta probabilità il leader socialista non otterrà la fiducia quando si presenterà alla Camera il 2 marzo. A questo punto, un accordo Sanchez-Rivera sembra non bastare e il Psoe dovrà cercare di allargare l’intesa ad altri partiti di sinistra. L’unica altra opzione è l’astensione del Partito Popolare in occasione del secondo voto del 5 marzo, quando a Sanchez sarà sufficiente la maggioranza semplice, ma se non si riuscirà a formare un governo con questo Parlamento frammentato si tornerà a votare.
Abbiamo intervistato a questo proposito un noto costituzionalista italiano, il Professore e Senatore Pd della XVI legislatura Stefano Ceccanti, docente di Diritto Costituzionale Comparato nella facoltà di Scienze Politiche alla Sapienza di Roma.

Professore, quali problemi hanno spinto Rajoy a rinunciare all’incarico di governo?
«Diciamo che questa è stata un po’ una sorpresa. Il Re gli ha proposto di essere il primo candidato a tentare di presentarsi davanti alla Camera a chiedere la fiducia e lui ha rifiutato. Probabilmente pensava che la situazione sarebbe decantata lentamente e che qualcun altro, per esempio Sanchez, avrebbe potuto prendere l’incarico e fallire subito. A seguito di questo fallimento sarebbe potuto ritornare lui. Questo penso sia stato lo schema di Rajoy. Altri hanno detto che, così facendo, vuole indurre il Re a sciogliere anticipatamente le Camere senza tentare nessuna candidatura. Quest’ultima tesi non sappiamo se sia vera, ma se è così il Monarca ha giustamente seguito l’articolo 99 della Costituzione che dice che lo scioglimento si può fare solo dopo due mesi dalla prima votazione fallita. Rajoy si è auto-eliminato dalla scena e ha lasciato campo aperto a Sanchez e al leader di Ciudadanos, Rivera, che stanno dominando effettivamente il campo».

Il Re ha dato l’incarico a Sanchez di formare il nuovo governo, qual è la situazione a oggi?
«Secondo me, la scena a oggi è dominata da Sanchez e Rivera che molto astutamente hanno fatto un patto tra di loro con scarsissima possibilità, direi quasi nessuna, di ottenere la maggioranza in Parlamento. Vogliono trasmettere al Paese l’immagine di essere partiti di centro molto responsabili e che possono superare i problemi che hanno i partiti estremi che giocano allo sfascio. In pratica, il PSOE e Ciudadanos stanno già facendo una campagna elettorale per giugno per rafforzarsi ai danni dei partiti che appaiano come estremisti».

Accordo Sanchez-Rivera, sembra che Podemos non voterà la fiducia.
«Esatto, tra Sanchez e Rivera c’è un accordo, hanno sottoscritto un patto, ma in Parlamento non lo votano solo perché, secondo me, non hanno la maggioranza. Podemos sta cadendo nella trappola ben orchestrata da Sanchez e Rivera che vogliono attribuire solo a loro, che sono “estremisti”, il fallimento della nascita di un governo. Spingendo gli elettori di Podemos a votare per il PSOE e gli elettori dei popolari per Ciudadanos».

A livello Costituzionale la Spagna cosa rischia o cosa può rischiare?
«Può rischiare grosso perché per un Paese medio-grande a livello europeo sarebbe un rischio rimanere senza un governo e ancor di più con alcune spinte secessionistiche avanzate in Catalogna. La situazione è piuttosto preoccupante, se anche le seconde elezioni anticipate dovessero andare a vuoto ci sarebbe rischio di abdicazione».

 

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Twitter: @AlfoRic85

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Alfonso Riccitelli

Mi chiamo Alfonso Riccitelli sono nato a Piedimonte Matese in provincia di Caserta, trasferito a Roma dove mi sono laureato in Scienze Politiche, ho collaborato con uniroma.tv e radiosapienza come speaker. Le mie passione sono il cinema e le serietv americane, seguo anche lo sport specie il calcio e la pallacanestro. Il mio sogno è di diventare un giornalista, magari affermato.