Sorrisi, ecologia e libertà (senza esagerare)

Chi oggi si stupisce per le risate del Presidente probabilmente non è a conoscenza del fatto che l’intercettazione con l’ex dirigente Ilva Girolamo Archinà è cosa nota e arcinota, già resa pubblica alla luce degli sviluppi riguardanti la famigerata inchiesta “Ambiente svenduto”. Certo, sentire le voci dei diretti interessati rende meno impersonali fredde frasi trascritte in una grigia sala di giustizia ma cadere dalle nuvole oggi, denota come in questi tempi parecchi abbiano vissuto su Marte o giocato compiacenti e giulivi alle tre scimmiette. Eppure, nonostante tutto, c’è chi è riuscito a sbalordirsi lo stesso, neanche stesse assistendo a uno sbarco alieno spielbergiano. Uno di questi cui gli occhi sono ancora strabuzzati e non accennano a chiudersi, è Fabio Fazio.

Pare che questa stagione di ‘Che tempo che fa’ si voglia infatti far ricordare per alcuni straordinari lampi di genio tesi a ricostruire totalmente il maquillage non solo del programma ma anche del pur mite ex conduttore di ‘Quelli che il calcio’. Dopo la concitata ospitata di Diego Armando Maradona con tanto di gesto dell’ombrello al fisco, e la lite tra “giganti” con Renato Brunetta, ieri il buon Fazio ne ha inanellata un’altra da segnare in agendina e sottolineare in rosso. Il tutto inizia quando nel corso della puntata Massimo Gramellini, noto afferente a frange black bloc ha riflettuto sul lato osceno (per etimologia: fuori dalla scena, ndr) di tutti questi telefoni a doppio filo tra potenti, potentini e prepotenti che ravvivano la vivace scena italiana. «Uno schifo pubblicare intercettazioni non doverose» è stata la risposta del conduttore, forse anch’egli di ritorno dalla stratosfera ove evidentemente la Rai non ha segnale e non poteva avvisarlo degli esiti giudiziari pugliesi. Risposta incomprensibile soprattutto se arriva da chi ha lanciato un tale Roberto Saviano nel mondo della televisione. Sarebbe stato interessante, a questo punto, farlo confrontare con George Orwell, altro noto camerata dai primordi; lo scrittore di ‘1984’, qualche lustro passato, osservava che la «vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire». Chissà cosa penserebbe oggi.

E chissà come gli risponderebbe invece il buon Vendola? La prima battuta non è stata male: «operazione lurida, mi tutelerò in sede giudiziaria», che ricalca un po’ quelle che già nel 2009 fornì quando la pm Digeronimo aprì un’indagine nei suoi confronti. Il classico guardare il dito e non la luna, evitare di andare nel focus, invocare perverse quanto oscure cospirazioni mondiali ai propri danni. Poi, miti ripensamenti «mi scuso di aver riso in quel modo di un giornalista» che tuttavia non cancellano il nocciolo della faccenda e lasciano una serie insoluta di domande senza risposta. La libertà di cui si fa portatore Vendola, riguarda anche i giornalisti? Per cosa verrà denunciato precisamente ‘il Fatto Quotidiano’? Cosa, nello specifico, ha suscitato l’ilarità del Governatore? E ancora, se la sinistra – intesa come aggettivo – risata si riferisce a un avvenimento del 2010 con il tutto era già trascritto da tempo, perché scusarsi solo ora che si ha un file audio a supporto? Ma ancor di più, chi qualche giorno fa pontificava sulla necessità che il non indagato Ministro della Giustizia Cancellieri si dimettesse per il Caso Fonsai, cosa dovrebbe fare ora?
Mistero. Eppure, Sinistra ecologia e libertà fa quadrato attorno al proprio leader. Fiducia cieca, smisurata, a prescindere, per una politica che continua a essere piena di parole vecchie, storie già viste e poltrone al silicone.

di Mauro Agatone

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