Soli venti giorni in Gran Bretagna per Ai Weiwei

Il designer Ai Weiwei ha rischiato di non essere presente all’inaugurazione della sua mostra al Royal Academy di Londra che si terrà il prossimo settembre. Al momento l’ambasciata britannica gli ha concesso un visto di soli 20 giorni, dal 9 al 29 settembre.
Ora è diretto in Germania con un visto Schengen di quattro anni, con ingressi multipli, valido per 25 Paesi europei compresa l’Italia, ma non la Gran Bretagna.
Tim Marlow, direttore artistico della galleria, ha affermato di sperare in una rapida risoluzione della questione così da poter accogliere a braccia aperte Ai Weiwei alla Royal Academy «per la sua prima grande mostra istituzionale nel Regno Unito».

Chi è.
Ai Weiwei è un artista cinese figlio del poeta Ai Qinge e sposato con Lu Qiong. Si è diplomato all’Accademia del Cinema e, in seguito, ha frequentato le scuole d’arte Parsons The New School For Design e Art Students League.
Secondo quanto riportato dalla CNN, il governo britannico gli ha negato un visto di sei mesi per non aver dichiarato una condanna penale subìta.

Visto negato. Lo scorso 29 luglio Weiwei ha pubblicato sul proprio profilo Instagram una foto della lettera dall’ambasciata britannica a Pechino nella quale era riportato: «È una cosa di pubblico dominio che Lei ha ricevuto in passato una condanna per attività criminali in Cina, e Lei non l’ha dichiarato» e firmata dall’ “entry clearing manager” della sezione visti.
L’artista ha affermato di non essere mai stato condannato, e neanche accusato, di aver compiuto nessun reato e di aver cercato di chiarire in tutti i modi la questione sia con l’ambasciata che con il dipartimento specifico, ma che i loro funzionari ritengono di non aver commesso alcun errore e, anzi, di aver svolto il proprio lavoro con la massima accuratezza. Inoltre, un rappresentante dell’ufficio competente in materia di immigrazione ha voluto specificare che non è vero che è stato negato il visto a Weiwei, ma che «gli è stato concesso un visto per permettergli di viaggiare nel Regno Unito per l’intera durata del soggiorno richiesto».
Un comunicato del ministero degli Interni britannico riporta: «Tutte le richieste vengono valutate su base individuale e in accordo con la legislazione attinente. Al signor Ai è stato concesso un visto per le date richieste per il viaggio».
Inoltre, l’Ambasciata britannica a Pechino ha precisato: «Anche se in questo caso è stata fatta un’eccezione ogni richiesta futura dovrà essere presentata nel modo più accurato possibile».

Il fermo. Nell’aprile 2011, mentre era diretto a Hong Kong, Weiwei è stato fermato dalle autorità perché sospettato di essere un attivista legato ai valori della Primavera Araba. Weiwei sarebbe stato detenuto per 81 giorni, dal 2 aprile al 22 giugno 2011.
Inoltre, in seguito, è stato accusato per evasione fiscale. Tuttavia, quest’ultima riguardava la Fake Cultural Development Company, società per la quale Ai Weiwei lavorava come designer ma di cui non era proprietario.
Per tali motivazioni gli era stato ritirato il passaporto, che gli è stato restituito circa una settimana fa.
Il legale Liu Xiaoyuan ha affermato: «Come avvocato posso dire che Ai Weiwei non ha subìto alcuna condanna. Stando alla legge cinese il caso è stato chiuso allo stadio delle indagini di polizia e non ha mai raggiunto i tribunali».

Lo scontro sventato. Il Financial Times ha ricordato che il presidente cinese Xi Jinping visiterà la Gran Bretagna a ottobre e, pertanto, un visto della durata di sei mesi avrebbe potuto comportare la presenza nel Paese dell’artista durante la visita, rischiando di minare il già fragile rapporto Londra-Pechino.
Weiwei è entrato in conflitto con le autorità cinesi nel 2008 sostenendo le rivendicazioni dei sopravvissuti al terremoto del Sichuan, i quali hanno attribuito l’accaduto all’indolenza dei governanti.
Ai Weiwei

Twitter: @MariaLauraSerpi

 

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Maria Laura Serpico

Bionda, bassa e sognatrice. Se è vero che ogni riccio è un capriccio, con me la vita non è mai noiosa. Mi definisco una “persona frenetica”, alla continua ricerca di nuovi stimoli. Il mio colore preferito è il verde, perché la speranza è l’ultima a morire! Le cose che preferisco fare sono: parlare, parlare e… parlare! Ma non temete, in caso di necessità, sono pronta ad ascoltare: ogni incontro, ogni viaggio, ogni situazione imprevista può essere fonte di arricchimento personale. I miei studi mi hanno portato verso il mondo della scienza politica poiché credo che, benché i più non lo vogliano ammettere, niente e nessuno le è immune. Spettacolo e cultura mi affascinano da sempre, in quanto mix perfetto di storia e sensibilità personale. Perché scrivere? Per dare modo a tutti di “vedere” (quasi) tutto: una pretesa impossibile, ma d’altronde la vita è una sfida continua.