Snowden pronto a collaborare con la Germania

Nei giorni precedenti lo stesso Snowden aveva fatto sapere che sarebbe stato favorevole ad una testimonianza davanti alla giustizia e ai parlamentari tedeschi sullo spionaggio della repubblica federale tedesca e sulle intollerabili intercettazioni ai danni della cancelliera Angela Merkel, a patto che la sua verità venisse deposta “a distanza”, cioè in videoconferenza, onde evitare che una volta oltrepassato i confini del territorio russo venisse messo in stato d’arresto. La situazione però risulta estremamente delicata e ingarbugliata; nonostante da Berlino si siano dichiarati pronti ad ascoltarlo, un viaggio in terra tedesca potrebbe costare al prodigio informatico americano la perdita dello status di rifugiato politico. Ancora Snowden però ha tenuto a precisare che non esiterà a discutere con gli investigatori tedeschi, quando gli Stati Uniti d’America decideranno che tutti coloro i quali, come lui, diffondono notizie, non saranno più legalmente perseguibili. Il deputato tedesco Stroebele che fa parte della commissione del Bundestag per i servizi di intelligence, ha inoltre incontrato lo scorso 31 ottobre a Mosca Snowden ed ha poi fatto sapere come il ragazzo sarebbe pronto anche a testimoniare davanti al congresso Usa. Intanto proprio oggi 1 novembre il ministro dell’interno tedesco Hans-Peter Friedrich ha fatto sapere che Berlino si sta adoperando per realizzare un inconro tra gli inquirenti e Snowden dicendo che dopo che Snowden si è dichiarato favorevole sarà ben acetto.

Dagli Stati Uniti arrivano inanto segnali di cambiamento; Obama sembra sia ora intenzionato a cominciare a porre dei limiti alle intercettazioni della NSA ordinando di cancellare quelle del Fondo monetario internazionale e quelle della banca mondiale, di cui finora nulla si era venuto a sapere. Addirittura, è questa forse è una cosa degna di nota, il segretario di stato John Kerry ha riconosciuto per la prima volta che gli Stati Uniti hanno un pochino esagerato travalicando la soglia del consentito nell’attività di spionaggio. Certo dopo l’indignazione tedesca non basteranno questi blandi mea culpa e l’America dovrà fare molto di più per recuperare con i suoi alleati una credibilità ormai infranta.
Non basta più l’alibi che ancora una volta sventola il capo della NSA, Keith Alexander, parlando in difesa dell’Agenzia, quello cioè che giustifica tutto perché vede coincidere l’interruzioni dei programmi d’intelligence con il rischio di un altro 11 settembre. Non fa più bene alle democrazie, soprattutto a quella americana, sempre più segnata da uno spettro che impedisce trasparenza.

 

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Filippo Deodato

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